Buongiorno amici!
Sono una stordita maxima...ieri avevo quasi completato il nuovo M.mito, salvato e riposto nel cassetto (sbagliato);
inavvertitamente ho aperto proprio quel cassetto, e proprio il file del m.mito dove ci avrò riscritto sopra 12,6 volte.
Morale della favola: vado ad aprire di nuovo il cassetto per postarlo e...NON CI STA!
Provvedo in altra materia: in quel m.mito erano presenti i "soggetti" di cui si parla in questo post...
spero sia comunque gradito, il mito arriverà prossimamente.
Buona giornata a tutti, MF.
Abbazia di Farfa (RI) (cripta)
sarcofago romano con scene di battaglia (III sec. d.c.)
SARCÒFAGO
Racconta la leggenda che in una zona dell'Ellade, la Misia esattamente, esisteva una pietra la quale, non appena ci si poggiava sopra di morto, essa se lo divorava tutto, ossicini compresi.
Questa pietra fu chiamata Sarcofago, divoratrice di carne di cadavere, per l'appunto.
Con il tempo questa dicitura fu estesa ai contenitori di pietra, le urne... allora per lo più pietre scavate dove venivano chiusi i cadaveri.
Dalle prime forme rozze e grezze si passò col tempo e da civiltà a civiltà a sarcofaghi sempre più lavorati, come ad esempio per gli Etruschi che erano usi a COPRIRE il sarcofago con un
"coperchio" ornato con la statua del defunto, fino ad arrivare ai sarcofaghi egizi, esempi di straordinaria bellezza e manifattura e anche cristiani, sempre ricchi di bassorilievi artistici.
A Tarquinia diversi anni fa, durante gli scavi archeologici furono trovati diversi sarcofaghi appartenenti alla stessa famiglia. Su uno di essi (dalla traduzione pare quello in cui era stata sepolta la madre della sposa) vennero "coniati" questi versi a mò di sfottò, come se fossero stati scritti dal genero dopo la morte della donna:
Da quando che mì socera qui giace
lei non lo so
ma io riposo in pace
In realtà sono versi del poeta Titta Marinii da "epitaffio alla socera" ma la versione mitica mi piace di più:)
PS: il cassetto dove ho riposto il m.mito doveva essere un mitofagus;-)
NIMBO
Il termine deriva dal latino nimbus;
Il Nimbo è il cerchio luminoso che tutti conosciamo, raffigurato intorno al capo del soggetto ritratto.
Simbolo solare veniva usato già per ornare le teste di figure divine nel mondo orientale, greco (Tra i miti greci lo appare sulle teste di Helios, Eos e Selene) e poi romano (l'importazione dall'oriente dei culti solari determinò nel tardo impero la raffigurazione di imperatori con il nimbus, radiato o circolare, su monete e medaglioni), fino ad essere onnipresente nell'iconografia cristiana come segno distintivo di Cristo innanzitutto (in esso compare una croce, quindi è chiamato nimbus crocifero), poi angeli, santi, martiri e profeti.
dal VII secolo in poi fu attribuito a tutti i santi (ognuno aveva il suo bel cerchio alla testa, anche se era un santo di terz'ordine, un santino...);
Io ne ho avuto uno mio personale ieri pomeriggio, dovuto non alla mia improvvisa canonizzazione ma probabilmente dal fatto che alzarmi alle 6 diversi giorni di seguito non mi fa bene; per fortuna con una buona dormita il nimbo se ne tornato da dove è venuto (qualcuno di voi oggi si sente santo?:)))
P. Gauguin
Autoritratto con nimbo, 1889
Feninda/Harpastum
Ovvero, gli albori del CALCIO (accidentaccio a loro)
La Feninda (ma anche Episciro o Aporraxis) era un gioco, un ludus che veniva praticato nell'Antica Grecia, già dai tempi dei nostri eroi e dei (se ne parla anche nell'Odissea).
Ancor meglio conosciuto come Sferomachia (che traeva il nome proprio dalla sfera in gioco) funzionava così:
due gruppi di pari numero di giocatori lottavano, saltavano e correvano per il possesso della palla offerndo al pubblico uno spettacolo agonistico molto apprezzato;
Dai Greci, questo ludo (come moltissimi altri usi e costumi e tanto altro) passò ai Romani che lo ribattezzatono con il nome di Harpastum (strappato a forza) e veniva giocato su un terreno sabbioso (quindi si chiamava Harpastum pulveruleotum) , mantenendo le regole adottate dai greci.
La durezza del gioco e la virilità che emanava fece sì che diventasse tra i romani uno degli sport preferiti dai LEGIONARI che lo praticarono poi proprio come "allenamento" militare.
Insomma un vero sport da uomini duri