MetalliMiti (XXXVI puntata)
Xanto e Balio
G.De Chirico - "Divini cavalli d'Achille"
Xanto era un cavallo. Non un cavallo qualunque ma il cavallo del pelide Achille, donatogli dal padre Peleo insieme a
Balio, nato dalla stessa unione e fratello di Xanto, che a sua volta li aveva ricevuti dal dio Poseidone come
dono di nozze. I due cavalli erano immortali.
In realtà il prode Achille aveva anche un terzo cavallo (non sulla nuca come i Triomati l'occhio) Pedaso ma questo
era, seppure un bel sauro, mortalissimo.
Xanto e Balio erano nati dall'unione dell'arpia Podarge o Celeno,e Zefiro, il vento occidentale figlio di Eos, l'Aurora e
un titano. Oltre ad essere immortali erano fra i cavalli più veloci che un eroe, seppur semidio come Achille, potesse
desiderare.
I due animali avevano anche il dono della parola. Pensavate che Francis fosse stato il primo? Vi sbagliavate, in realtà è stato
uno degli ultimi. Pensate, quello di mio zio Attilio fischiava quando vedeva passare una bella fanciulla, e avvisava così lo zio di
mettersi in posa e fare il gallo cedrone; a volte oltre a fischiare emetteva un suono che onomatopeicamente ricordava uno
scampanìo: don don dannn.
Però non sapeva nitrire... infatti mio zio ad un certo punto dovette portarlo dal podologorinario che gli disse di sopprimerlo.
Non vi dico oggi come proseguì la storia, però.
Xanto parlava forse un po' troppo. Infatti un bel giorno raccontò ad Achille, con molta tristezza in cuore e di nascosto da Balio, che mai e poi mai avrebbe fatto la spia, che non sarebbe passato molto tempo dalla sua dipartita e che questa sarebbe stata proprio durante l'assedio di Troia. E infatti pochi giorni dopo Achille fu ucciso dalla freccia scagliata sul tallone per mano di Paride, guidato dal dio Apollo, nell'unico punto vulnerabile dell'eroe.
Dopo la morte di Achille, Poseidone si riprese indietro i suoi doni.
Esiste però un'altra versione secondo la quale Xanto andò di nuovo con il dio del mare (che ci farà un cavallo sott'acqua, poi?), mentre Balio, addolorato per la morte del padrone, voleva fuggire dagli umani e invece fu "costretto" dalle Moire a servire Neottolemo (figlio di Achille e Deidamia) e a condurlo in seguito nell'Elisio.
Metaquizzino su Xanto e Balio:
Il protagonista di un film famoso ha intarsiati i due cavalli sulla propria armatura e pronuncia i nomi di Xanto e Balio quando gli
viene posta la domanda: Questi sono i tuoi cavalli?
Di chi si tratta? ;)
Canàce e Macario erano due dei tanti figli di Eolo, il dio dei Venti. Ad un certo punto della loro vita i due fratelli cominciarono ad innamorarsi e dopo lo spavento iniziale, dovuto a ciò che consideravano un sentimento insano, i due capirono che non si trattava di un gioco fra ragazzi ma di vero e proprio amore con la A maiuscola e quindi decisero di dare spazio a questo sentimento sì devastante che li aveva colpiti entrambi e quasi a tradimento.
Passione che, dopo timidi e buffi approcci, li portò presto ad accoppiarsi e ad amarsi spiritualmente e carnalmente in ogni momento possibile, lontano dagli occhi degli altri fratelli e del padre... fino a che, zumma oggi, spiritualizza domani, la dolce e innamorata Canàce rimase incinta come ogni fanciulla fertile che non prende precauzione alcuna.
Ovviamente a palazzo quella notizia avrebbe portato grande scompiglio e il padre Eolo avrebbe anche potuto VENTIcarsi
violentemente sui due giovani amanti. Così i due attesero pazientemente la nascita del bimbo, continuando nel frattempo a
vedersi di nascosto e non per giocare con le brezze o i venticelli come facevano gli altri fratelli. Quando nacque il frutto del loro
amore, zitti zitti, quatti quatti lo affidarono a una nutrice perché lo portasse altrove e lo abbandonasse da qualche parte.
MA: mentre la donna portava via il fagottino qualche spiffero d'aria forse disturbò il sonno del piccolo che si svegliò e cominciò a piangere come un vitellino offerto in sacrificio a Zeus. Quel pianto ininterrotto giunse, accompagnato da un "venticello calunnioso", fino alle sacre orecchie di nonno Eolo che subito si precipitò al piano terra e vide la nutrice col bimbetto.
Messa alle strette da Eolo, che subito mangiò la foglia, la nutrice spiattellò la verità per paura di essere punita e lui andò su
tutte le furie.
Vi risparmio gli improperi e gli smadonnamenti, un po' di fantasia e ci arriverete da soli, e giungo al verdetto "Eolico".
Dopo la sfuriatona chiamò due servi fidatissimi cui affidò il bimbo dicendo: prendetelo, questo è il sangue del mio sangue e pure doppio visto che è il frutto di DUE dei miei figli... andate per la foresta e fatelo sbranare dai lupi più affamati e dagli uccelli predatori... il tutto lontano da qui, da questo luogo dove normalmente regnano la letizia e la pace. HO DETTO
E quelli, obbedienti, presero il fagottino, che nel frattempo si era quietato di nuovo e fecero quello che era stato loro
ordinato.
Dopo un po' riportarono la copertina di lana cotta, zuppa fradicia del sangue del piccolo.
Ma non basta.
Eolo non si era mai imbufalito così tanto ma se consideriamo che è figlio di Poseidone, nonché nipote di Zeus, va da sé che
qualcosa dei tremendi parenti dovrà pure aver ereditato, no?
E non avendo a disposizione le saette di Zeus né il tridente di papà Posy si fece portare un pugnale dai servi, controllò con le sue mani che fosse facile all'uso e lo fece recapitare alla figlia Canàce, affinché non lo costringesse a macchiarsi di
parricidio.
La fanciulla messa al corrente che il padre aveva scoperto tutto e saputo della sorte del piccolo "Eolino" cadde nella
disperazione assoluta ma volle questa volta comportarsi da figlia degna come negli ultimi tempi si era dimenticata di fare, per
causa di quell'amore malsano da cui era stata sopraffatta.
Prese penna e calamaio e scrisse una lunghissima lettera a Macario dove ribadiva l'importanza del suo amore e quanto però
fossero stati stolti nei loro "comportamenti".
Gli scrisse inoltre della sorte del bimbo e lo pregò di cercarne i resi e di dargli una degna sepoltura accanto alla madre.
Sì, la bella Canàce dopo essersi assicurata che quella lettera sarebbe giunta al destinatario, Macario era fuori per la
caccia quel giorno, prese il pugnale e obbedendo al volere del padre se lo piantò nel cuore.
Macario dopo essersi preso cura, come dalla sua "sposa" richiesto, di ciò che rimaneva del frugoletto (praticamente qualche
capello e due femoretti piccoli piccoli ma evidentemente poco digeribili) scappò via dalla reggia e si diresse a Delfi, dove si fece
sacerdote di Apollo.
The end e buona settimana a tutti, mf
PS: La lettera che scrisse Canace fa parte della raccolta di "epistole amorose in versi", Le Eroidi, di Publio
Ovidio Nasone e la trovate (in latino) target="_blank">QUI, al punto XI. Canace Macareo.