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lunedì 16 marzo 2009

Senza titolo 1689


Metallietruscan




© JoPujo Splendente, Zia , ti faccio una foto storta
ma tu stai dritta!


Il luogo è l'Acropoli etrusca di Tarquinia, un luogo dove ho passato tantissime mattinate, durante l'infanzia, correndo e giocando a nascondino con i miei fratelli, fra i ruderi e quell'altare dove mi sono arrampicata di nuovo ieri.
Ora la zona del Tempio è recintata, dopo nuovi scavi non ancora terminati. Ma circumnavigando la zona lungo la rete Giorgia ha scoperto un "buco", e visto che di domenica mattina le uniche presenze erano greggi di pecore e un contadino sul trattore, ci siamo infilate sotto la rete e ho fatto da guida alla "piccola".
Max naturalmente è rimasto fuori, mentre noi giocavamo a fare le statue silenziose per sentire il clangore delle armi fra eroi etruschi in duello.
Credo che ognuno di noi abbia dei luoghi magici che convivono sopiti, con la quotidianità.
Questo è di sicuro uno dei miei e ogni volta che ci torno, oramai raramente, è sempre un ritrovare quella magìa.

Buona settimana, mf

lunedì 26 gennaio 2009

Senza titolo 1670




Fotometransformer


© S. Manfredi Fedra, 2009





© S. Manfredi Maya, 2009





© S. Manfredi Ares, 2009



Buona settimana a tutti, mf

mercoledì 21 gennaio 2009

mercoledì 14 gennaio 2009

Senza titolo 1665


Metallifotoshopping


© S. Manfredi Fontana dei quattro Fiumi, S. Agnese, Obelisco Agonale, Roma, 2009



martedì 6 gennaio 2009

Senza titolo 1661


Epifanimeta


Mf e colleghe



Stanca per la lunga volata notturna ma contenta di aver portato un po' di gioia a molti bambini, la metaBefana è atterrata stamattina in piazza, per fare il punto della situazione con le sue colleghe befanesse.

(su Gaza col cacchio che ci sono andata, non me ne vogliano i bambini di laggiù ma la Befana non può morire e schivare i missili, e ad una certa età è diventato quasi impossibile, glieli manderò con la posta aerea, una probabilità in più di riceverli l'avranno).
Poi sono rientrata a casa e il bambinone cresciuto, appena mi ha vista mi ha detto: "Buongiorno befana, dove è il mio Ipod Touch?"
Ed io: "Cavoli Macs! Scusami ma devo averlo lanciato in qualche camino del Nord, credo che i figli di Beckham ne avessero ordinati un centinaio e quando sei lì, uno più, uno meno, il tuo deve essersi mischiato, mi perdoni"?
E si sa, che alla Befana si perdona tutto, no?
Prima di andare a riposarmi del lungo viaggio lascio qui un mare di regali ideali per i miei blogamici e mi raccomando... fate i bravi durante la mia assenza, eh?!

La Befanamf

mercoledì 10 dicembre 2008

Senza titolo 1655


Metaincontri con amici di FB


@ph. cameriere cingalese del bar-Aldo Nove, MF e Bartolomeo Bartollomi - Roma, Dicembre 2008



Non ho parole per questo incontro. Prima che vi scateniate voi (Nybras, soprattutto) Il vero volto di Bartolomeo è coperto dall'avatar che usa Bart su FB. Meglio di così non poteva venire.

Saluti a tutti, mf

giovedì 29 maggio 2008

Senza titolo 1524



Correva l'anno


miti_colazione
© S. Manfredi, Zeus' breakfast, inifinite time



2003, il mese era maggio, il giorno 28 ma io ero convinta fosse 29 e quindi è oggi che "dico".
Signori e signore, alti e bassi, magri e grassi, giovani e meno giovani, Stanli e Olli, Gianni e Pinocchi, Dolci e Babbani...

È con grande affetto che MF e i Magnifici quattro, nelle personeuroniche di Erminio, Immanuel, Joe e Mary vi ringraziano di averli accompagnati con i vostri commenti, mail, voci e, talvolta, presenza in questo primo METAL lustro.
Che Zeus vi benedica tutti quanti (nybras compreso) e vi doni lunga e felice vita.
Che i festeggiamenti comincino.
Avrei voluto preparare un'immagine adatta all'uopo e spedirvi inviti ufficiali per il metagalà ma questo periodo traslocantes me lo impedisce. Quindi ho optato per una colazione principesca, anzi divina, preparata per il sommo Zeus in persona.
Ma è come lo avessi fatto.

Poco fa, di sotto: Max and me incontriamo una persona che ha le chiavi dei locali dove ci stiamo trasferendo...
Persona: "Buongiorno. Allora, come va il trasloco?"
Max e MF in coro: "È quasi terminato" - "Stiamo a metà o forse meno".

Son cose....
Buon metal day a tutti!

mercoledì 21 maggio 2008

Senza titolo 1518



Meta(LLI)mito nipponico
Izanami & Izanagi (II parte)









Ultima frase della puntata precedente:
Izanami disse sempre "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", sette volte sì fino a che quelle sette "note" generarono le isole Awaji, Ikishima, Kyushu, Hondo, Oki, Sado e Tsushima.
Da qui il detto "Ogni donne è un'isola"?*

...Continua


Seconda parte:




A Izanagi e Izanami mettere in pratica gli Insegnamenti dell'uccello (che ve ne pare come titolo per un saggio eroticultusocioantropologico?) piaceva proprio tanto e come si usa dire in certi paesini qui, della zona, i due stavano sempre "a fà n'arte", e da questa piacevole arte nacquero moltissime divinità della natura, dopo le isole e le montagne.
Tutto andò a meraviglia finché fra le divinità messe al mondo Izanami ad un certo punto dovette "sfornare" nientepopodimenoche...
IL DIO DEL FUOCO. Ora in epoca più tarda e in zona nostrana si poteva finir bruciati, magari a Rimettere lo diavolo in inferno, e talvolta bruciava pure, soprattutto in casi di piccole infezioni trascurate, ma... far uscire il dio degli inferi era tutt'altra cosa e così, fra urla ciclopiche e grida sovrumane (anche perché gli dei gridano divinamente), la povera Izanami, dopo aver dato finalmente alla luce quel figlio scottante, a causa delle ustioni provocate, MORI'.

Che ve lo dico a fare? Immaginate la disperazione di Izanagi, non aveva più lacrime per il dolore e, infine decise, novello Orfeo (la discesa agli inferi fa parte della tradizione umana da prima che gli inferi scendessero dabbasso), di andare fin nel regno dei morti per riprendere la sua compagna di vita e soprattutto, di giochi e giochini vari...
Insomma, Izanagi zainetto ipertecnologico in spalla scende nello (inferno) Yomo-Tsu-Kumi (a me alla fragola, grazie) e una volta ritrovata Izanami si avviano verso l'uscita (seguendo la freccia "EXIT").
Izanagi Sente la voce di lei dirgli come se provenisse da una tomba:
Izanagi agi agi agiii... tu dovrai camminare davanti a me me me eeeeee.. non dovrai mai girarti a guardarmi armi armi, mi raccomando ando andooooo.


Piccola premessa a metà narrazione: nel periodo in cui Izanami era stata "ospite" dabbasso aveva mangiato il cibo che passavano a Yomo-Tsu-Kumi e così anch'ella si era trasformata in un demone malvagio .

Mentre camminavano, lui avanti e lei dietro, a un certo punto Izanagi gnàa fà più...
si gira e... dopo essersi reso conto che la sua splendida e amata sposa era diventata un mucchio deforme di polvere e vermi claustrofobici, impaurito, impercolito, inorridito e urlante comincia a correre in preda alla paura più terrificante, che nemmeno il più bravo dei registi Horror potrebbe mettere su pizza.
Lei fino ad un certo punto riesce a stargli dietro, soprattutto con l'intenzione di ucciderlo e averlo così nell'infermo ma lui lesto lesto, alla fine riesce a varcare la porta nera e a lei, altro non rimane che sbarrarla con un grosso masso, tipo quello con cui Polifemo , più tardi, in un altro mito, userà per imprigionare nella cicloverna nessuno e tutti i compagni.

Con un fiatone che non vi dico e con la visione atroce ancora stampata nell'ipotalamo il povero Izanagi raggiunge la propria terra e casa.
Dopo averripreso fiato decide di purificarsi e così si fa un bel bagno purificatore. Quando però, esce per asciugarsi dalle parti bagnate del suo corpo cominciano a uscire 26 divinità fra cui alcune delle piùimportanti nella mitologia nipponica:
Dal naso, Take-Haya- Susano-o-nomikoto, dio della tempesta; Dall'occhio destro Tsuki-Yomi-no-kami dea della luna;
e dall'occhio sinistro Amaterasu-o-mi-kami dea del sole (quest'ultima adatta per un metamitonemandorlato:).
THE END

mf

martedì 20 maggio 2008

Senza titolo 1517



Meta(LLI)mito nipponico
Izanami & Izanagi








Izanagi e Izanami erano due importantissime divinità giapponesi, dei primigeni e Creatori, erano anche fratello e sorella e il fratello rappresentava il Maschio invitante e Izanami la femmina invitante.
La leggenda narra che quando ancora i due dimoravano nei cieli, il primo gesto che fece Izanagi fu di far sorgere dall'oceano delle terre e di mescolarle con una lancia (metallica) chiamata Ame-nu-Hoko (e qui i giochi di parole si sprecherebbero, ma oggi piove e non ho voglia di sprecare niente, nè tempo nè soldi.
La lancia si riempì di fango e quando Izanagi fece per pulirla il fango che colò formo un'isola: Onogaro-Shima, ovvero il Regno Terreno.
Poi i due crearono altre otto isole che diedero i natali al Giappone, che altro non è che una pizza di fango?
Dopo queste fatiche Izanagi e Izanami si trasferirono sulla terra da essi creata, e qui
I due grazie ad un uccello, uccello di cui non so dirvi la specie né dimensioni né piumaggio appresero le pratiche dell'amore. Pratiche che subito dopo la teoria misero appunto in pratica, su suggerimento di Izanami e senza troppo farsi pregare.
Pratiche che, come accade di solito se non si prendono le dovute precauzioni, ed evidentemente l'uccello maestro aveva omesso tale indicazione, fanno riempire la pancia della donna di altro essere più o meno umano.
Perché dico questo? Semplice, il frutto di quelle pratiche amorose fu un figlio a dir poco mostruoso, figlio che i sue, dopo averlo visto e dopo essersi guardati negli occhi, pensarono essere figlio di chissà quale magìa o diavoleria e così, il bambino fu messo con tutta la sua mostruosità, su una zattera e abbandonato al suo destino. I cassonetti capite bene, al tempo non c'erano e i fiumi rappresentavano spesso "la forza del destino".
Izanagi e Izanami però volevano capire il perché di quell'orribile risultato dopo una notte invece tutt'altro che orribile, e così vollero salire in cielo per domandare agli dei superiori dove e come avevano sbagliato, nel mettere in pratica l'insegnamento dell'uccello.
Gli dei del cielo dissero loro che il bambino era nato deforme e mostruoso, semplicemente perché a parlare di certe cose e a proporle, soprattutto, per primo deve essere il maschio e non la donna.
E qui i nipponici mi cadono dalle braccia e dalle ginocchia, e meno male che non ho figli, sarebbero tutti metamostriciattoli (?!?)
Anyway...
Dopo le spiegazioni dei sommi dei, Izanagi e Izanami se ne tornarono a terra e stavolta fu l'OMO a farsi avanti, lancia in resta e a proporre un sacco di giochi nuovi, e lei non disse no, ho mal di testa, ho le mie cose (che poi perché si dirà mie cose quando sono di tutte le donne fino a che la fertilità fa parte del loro essere riproducibile), è scaduta la bolletta del gas, piove e ho paura dei tuoni, meglio stare solo abbracciati... e così via.
Izanami disse sempre "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", "Sì", sette volte sì fino a che quelle sette "note" generarono le isole Awaji, Ikishima, Kyushu, Hondo, Oki, Sado e Tsushima.
Da qui il detto "Ogni donne è un'isola"?*

...Continua

lunedì 12 maggio 2008

Senza titolo 1512



Metallimiti (puntata LX)
indigeST(i)ONE - Abadir e altro








ABADIR
What's that? A stone! A big rolling stone? Mick Jagger ingigantito o Keith Richards versione ruzzolante dal pero?
No, no, scherzi rock a parte l'Abadir era/è una pietra ma non canta, però un po' ha ruzzolato.
l'Abadir è la pietra che, la "grande Madre" Rhea, dopo che il marito Chrono si era magnato tutti i pargoli che lei metteva al mondo, gli fece credere essere l'ultimo nato, ovvero il nostro caro amico PorcoZeus.
Questo volendo fare un MetaPILL.
Ma così non sarà:)
Quel gran porcocrono figliofago, nottetempo si alzò con la scusa di uno spuntino di mezzanotte e andò verso l'olimpiculla* e, spostate le copertine e i lenzuolini prese in braccio quello che credeva esser suo figlio e se lo ingoiò in un boccone come secoli dopo fece il lupo con Red Cappuccett & his grand mother (che non è Rhea di cui sopra).
Non appena la pietra fu deglutita Crono pensò di aver ingoiato un macigno e cominciò a tossire sì forte che sveglio tutti gl i altri piccereddi nati prima della "promessa" fatta a sua madre**.
Ade, Demetra, Era, Estia, Poseidone cominciarono a frignare tutti, spaventati dai rumori che il Babbo Crono faceva sbattendo a destra e manca in giro per la camera reale.
Dal canto suo, la signora Rhea che pure si era svegliata, anzi ora vi dico, che per vedere come avrebbe reagito quell'assassino non si era nemmeno addormentata, continuò a star sotto le coperte, facendo finta di dormire e sperando che quella pietra soffocasse il grande padre tempo.
Ora sappiamo tutti che questi grandi dei erano immortali e quindi Crono non poteva soffocare. Rimase con la pietra a strangozzo , respirando affannosamente per un bel po' di tempo. Guardava con odio la moglie e per farsi capire parlava il linguaggio degli dei sordomuti e lei, bastarda, faceva finta di capire ma quando lui chiedeva che davano su "Sparta5" lei gli diceva a memoria il palinsesto di "Atene3", compreso l'orario del suo (di lei) documentario preferito Stonehenge: pietre misteriose, e così via...

Tutto questo fino a che... Zeus crebbe e dopo essersi sposato con la bella Meti***, sotto consiglio di lei, si fece assumere dal babbo Crono come coppiere, e quando servì a tavola versò egli stesso nella coppa del padre idromele condito con senape e sale.
Crono bevve tutto d'un sorso, e subito dopo, la pozione emetica fece l'effetto sperato: Crono vomitò (in ordine inverso) il grosso masso (Abadir) e tutti i fratelli e sorelle di Zeus, nati prima di lui.
Tutti i "ragazzi" furono grati al fratello che li aveva liberati e lo pregarono di farsi capo della lotta contro il padre figliofago, padre che fu spodestato dal figlio più giovane, Zeus, per l'appunto, ed esiliato su un'isola verso occidente.
L'Abadir, a ben dir fu recuperata e conservata , per tutta l'età storica, come oggetto sacro da venerare .


*: In realtà, dopo che Zeus venne alla luce, la sagace Rhea lo nascose sul monte Ida, sull'isola di Creta e porò a palazzo la pietra nascosta nelle fasce, e così come aveva fatto per gli altri nascituri, dopo averlo preso in braccio, non accorgendosi dell'inganno lo divorò come come secoli dopo fece il lupo con Red Cappuccett & his grand mother...


promessa**: eoni prima, Urano aveva rinchiuso nel Tartaro i Titani (figli suoi e di Gea).
Le mamme si sa, toccategli tutto ma non i propri figli, si incazzò come la solita biscia olimpica e istigò il figlioletto Crono, a vendicarsi del padre, dandogli un falcetto con lama metallica ben affilata. Lui promise solennemente a mammà: "O madre, io ti prometto di compier l'impresa: ad effetto la recherò: ché nulla del tristo mio padre m'importa: ché egli ai nostri danni rivolse per primo la mente...
Ma questo lo sapete perché è uno dei primi metallimiti, non ve lo riscrivo, sia chiaro.
Sapete anche che il "piccolo" Crono con quel falcetto evirò il papino e gettò i suoi gioielli a mare, dopodiché prese lui il potere assoluto, etc.. etc... etc...
E fu proprio per paura di fare la fine detronizzante del padre che, ogni volta che dopo le nozze con Rhea, le zummate continue e continue inseminazioni e incintament'...
E mano a mano che ciascuno veniva dal sacro utero alle ginocchia della madre, tutti li ingoiava il grande Crono, mirando che nessun altro che lui degli illustri Uranidi avesse tra gli immortali dignità regale».

Meti***: anche di Meti ne avete già sentito parlare ma siccome io ho la memorycard quasi a secco, e credo sia così per molti di voi (soprattutto gli anziani miei coetanei o poco più adulti) vi rimando alla puntatona, QUI, su Meti e la nascita di Atena.

Buona settimana a tutti, mf stanca, stressata, smemoricardata, smetallizzata.

ps: Non c'entra niente ma se sei brutto ti tirano le pietre e a Vespa (e non solo lui) il "big Brother Award Italia 2008" gliene ha giusto tirata una bella indigesta da ingoiare.
QUI, il link.

lunedì 7 aprile 2008

Senza titolo 1487



Metallimiti (LVIII)
Egipio e Neofrone, Timandra e Buli






Location: Tessaglia: Premessa

Egipio era un giovane di belle speranze, generoso, saggio e caro agli dei per la sua pietà nei confronti del prossimo, dote alquanto rara già ai tempi olimpici.
Il povero (si fa per dire) giovane, un giorno incontrò una signora e, tosto, fu colpito da uno di quei dardi che se fanno innamorare belle fanciulle di un'auto carina ma c'è di meglio, figuriamoci come possono far innamorare un giovane di belle speranze di un'avvenente signora incontrata e conosciuta per caso. Dopo poche parole scambiate con lei, Egipio era completamente imbambolato e perso nello sguardo e nelle forme di Timandra (questo il nome della signora).

Egipio era buono e pietoso ma mica scemo. Una volta fulminato dalla Timandra Picrone (questo il cognome della signora) fece delle indagini e scoprì che era vedova e quindi oltre a presentarsi come giovane, di bell'aspetto e intelligente, fece intendere a Timandra che era anche un uomo ricco e generoso, che non guasta mai, soprattutto se la signora in questione non naviga in acque di verdi limpidi dollaroni o dracmoni che siano.
Timandra cede (quasi) subito e i due diventano amanti.
Ci starebbe bene un "... E vissero felici e contenti", ma questo non è un metallimitopillola quindi c'è un seguito.
Svolgimento
Un seguito che si chiama Neofrone. Sì, lo so, molti miti fanno rima con coglione ma non è colpa mia, l'ellade antica era piena comunisti greci.
Neofrone, Chi era costui? Era il figlio di Timandra, avuto dal marito morto. No, che avete capito? Timandra non era necrofila. Timandra aveva avuto quel Neofrone di figlio dal primo marito, quand'esso era ancora in vita e copulava con la moglie, forte e gajardo, tutti i giorni dalle 7 alle 8,30. Poi andava in ufficio con la tunica tutta stropicciata.
Neofrone aveva pressappoco l'età di Egipio... praticamente un virgulto e quando venne a sapere di avere una madre non necrofila ma pedofila si incazzo' come il toro di Selinunte e meditò vendetta. (si sa ogni maschio era un po' Edipo, al tempo (ora non più:)... solo che a Neofrone il padre era già morto e la madre se la strombazzava un giovane riccone : occorreva un altro tipo di vendetta.
Pensa che ti ripensa, camminando la notte nella sua cameretta in lungo e in largo, tanto da fare un solco sul pavimento ad un certo punto urlò, nel cuore della notte: BULI!
Bulimia? Bulicame? Bulibulibanebane? BOH?

Buli altri non era che la madre di Egipio: occhio per occhio madre per madre.
A quanto pare avere nel letto un giovane uomo non è moda solamente attuale (che poi, detto inter nos a noi 5 piacciono i coetanei o poco più o poco meno, piuttosto che gli sbarbatelli) ma anche al tempo di PorcoZeus le signore "over" non disdegnavano corpi muscolosi e aitanti e, soprattutto membri vigorosi, e svettanti sempre a Nord, come l'archetipo del grande Zeus. Così accadde cheNeofrone (sì, lo so, sembra il nome di uno stupefacente) a forza di fiori, regali, serenate sotto la finestra con la cetra senza il quartetto che è morto tutto, infine riusci ad entrare nel letto della signora Buli, e non solo nel letto.
...E vissero tutti e quattro felici e contenti? macché, a Neofrone Buli serviva solo come mezzo per vendicarsi e così fu.
Aveva seguito Egipio per giorni e giorni. Sapeva esattamente l'ora in cui entrava in casa della madre ogni sera, dopo cena, e l'ora in cui ne usciva, minuto più minuto meno a secondo dell'eccitazione (una volta entro e uscì dopo 5 minuti di meridiana ma accadde solo una volta).
Neofrone scelse un giorno in cui trovò un pretesto per far allontanare Timandra da casa (un pretesto del tipo: "Corri a casa della nonna chè si è fratturata omero, ulna radio e femore, dopo essere caduta nel pozzo") e ivi attirò segretamente Buli, dicendole di aspettarlo in camera, che lui sarebbe arrivato a breve, con una grossa sorpresa.
Buli si mise a suo agio, si spogliò, entrò nel letto e spense la luce.
All'ora ICS, giunse preciso come uno svizzero greco Egipio, ignaro che Timandra fosse dalla nonna spezzatino e soprattutto ignaro che sua madre fosse e l'amante di Neofrone e sdraiata nel lettone.
Salì facendo gli scalini a due a due, fino a contarne 12 e si diresse in quella che di solito era l'alcova degli amanti.

E al buio, credendo di trombarsi la focosa Timandra fu Picrone, si trombò invece MammaBuli.
...E vissero felici e contenti ? Ma sarete mica depravati a perorare un incesto sì incestuoso?

Dopo svariato "trombin'sutra
Egipio s'addormentò come una pietra del Partenone. A Buli invece venne sete e, tornando in camera con una candela accesa e una brocca d'acqua nell'altra, illuminò il viso dell'amante e le venne un coccolone.

Porcaputtanamignottadiunafigliadisuamadre
checazzminchiahofattoooooooooooooooo
?(Giarina, perdonami!)
Urlò piangendo, dentro di se. E senza pensarci tre volte prese il pugnale che il figlio aveva appoggiato sul comodino (e con il quale aveva fatto giochetti che qui non posso dirvi) si avventò sul giovane uomo, commossa, schifata, impazzita e gli cavò gli occhi, infilando il pugnale prima in un'orbita e facendo schizzare la palla gelatinosa sul pavimento e... prima che il giovane potesse capire cosa stava succedendo, fece lo stesso con l'altro occhio che, finì, sgocciolando sangue e lacrime, sotto al letto dove ci stava Vassilikò, il gatto greco che, se lo ingoiò in un boccone.
Non paga di quel gesto Bulifolle si pugnalò il petto sette volte e cadde riversa su figlio non vedente, morta.

Egipio, nel frattempo si era svegliato, cieco e urlante come una baccante durante un'orgia a base di crack, sesso orgiastico e QUESTO PEZZO come sottofondo musicale (lira e flauto).

Il giovane, nonostante fosse cecato come Omero, grazie al volere di Apollo ebbe chiara, nonostante la cecità, l visione ciò che era successo e capita la "manovra vendicativa" di quello stronzone di Neofrone cominciò a stramaledire tutti, invocando il cielo di poter sprofondare lui e tutti gli attori di quella strana commedia a 4.

Il grande Zeus, che fino a quel momento si era limitato a guardare dal buco della serratura olimpica solamente le performances di madri e figli non potè non accogliere le suppliche di quel giovane cieco e disperato e invece di far sprofondare tutti nel tartaro, usò i suoi poteri divini per una bella Metamorfosi generale.

Traformò così, Egipio e Neofrone in due avvoltoi ma a Neofrone lo fece più piccolo. Già vedersi trasformato in uccello non deve essere piacevole, in avvoltoio deve proprio far incazzare, soprattutto perché bisogna mangiare carcasse puzzolenti e piene di vermi. Ma la cosa che più scocciò Neofrone, e Zeus forse lo aveva fatto apposta, era vedere Egipio, suo rivale, uccello anch'esso, e sentirsi molto più piccolo.
Ma non è finita qui: Zeus trasformò Bulimorta in un tarabuso, un altro uccello che si nutre di occhi di pesce, serpente e altri uccelli, visto che lei aveva strappato gli occhi al figlio.
E Timandra Picrone? lei diventò una cinciallegra, tutto sommato ci poteva stare, in fondo lei si era solo lasciata sedurre da un bel fustacchione ricco e testosteronico.
Furono quindi trasformati in uccelli tutti e quattro, uccelli però, che da quel giorno, non si vedono mai volare insieme.
... E la nonna fratturata?
Siete stati disattenti, eh?

THE END

Buona settimana a tutti, mf

mercoledì 12 marzo 2008

Senza titolo 1473





Metallimiti (LVIII)
Alcmena e Anfitrione










La bellissima Alcmena era una giovane donna che aveva sposato il nobile nonché cugino Anfitrione. Matrimonio di amore vero fra i due, non fate subito la battuta sulla cosa divina della cugina...
Dopo la luna di miele goduriosa e qualche mese di vita a due , Anfitrione fu costretto a partire per una guerra contro i Tafi, che avevano ucciso i fratelli di Alcmena, che durante una ruberia cercarono con tutte le forze di difendere le mandrie e i buoi.
Fu così che Anfitrione partì per combattere i taf(an)i ed espugnare Ecalia e fu costretto a star fuori casa per molto tempo, lasciando la casa e la sposa incustodite e in balia di eventuali pretendenti...
Guarda caso passò da quelle parti, casualmente e fischiettando, il nostro caro PorcoZeus, il quale non appena vide quella florida e splendida fanciulla nel giardino del palazzo, intenta a cogliere fiori freschi per abbellire la casa in caso di rientro dello sposo, non appena la vide, come sempre sentì forte l'impulso di volgere verso quella stella, l'ago impazzito della sua bussola regale e olimpica.
Ma Zeus, che scemo non era e tutto sapeva, era anche al corrente che quella fanciulla era innamorata e devota allo sposo, non come tante ninfette velate, verso le quali era bastato mostrare il suo corpicione divino, per farle cadere ai suoi piedi, implorando il suo amore che pure virava verso Nord, come la stella Polare.
Come fare, dunque, con la bella e inarrivabile Alcmena?
Ma è semplice, si disse Zeus, che ci vuole? Basta che io mi trasformi in suo marito e così, nascosto dietro ad un cedro dell'Ellade: Metamorphikoi!!!, e divenne Anfitrione, e corse subito in casa ad abbracciare la moglie devota.
Alla signora quasi prese un colpo a vedersi davanti il marito... che dopo la guerra sembrava anche più bello, senza un graffioi, una sbucciatura, un livido, la barba in ordine... le venne persino qualche sospetto...
Ma il nostro zeus-trione, ingrifato come un lupo mannaro nella quinta avenue la trascina subito in camera e lì, fra un bacio grecofrancese, una palpatina globalizzante comincia a narrarle delle imprese di pugna ad Ecalia, facendo in modo così di fugare ogni dubbio sulla sua persona.
E infatti Alcmena ci cascò come una pera cotta e cominciò così a ricambiare le globalizzazioni a 360°, sì, anche a 180° 90° e 37°... e per tutta la notte... Girarono il mondo in lungo e in largo e a Zeus -anfitrione piacque così tanto quel viaggio notturno che decise di fare i biglietti pure per tutto il giorno dopo.
Come? Niente di più facile: facendo in modo che la notte durasse il doppio.
Alcmena infatti, a un certo punto, sfinita, esausta e con i muscoli intorpedoniti disse: Marito mio, con te il tempo non passa mai, sarà che mi sei mancato così tanto che adesso ogni minuto sembra durarne almeno due.
Zus che non ne aveva mai abbastanza si limitava a dirle:
Vorrei questa notte non finisse mai, moglie mia amatisima, ma ora girati un po' che vorrei provare con te la posizione dell'upupa dell'Ecalia con l'upupo turco, che ho visto mentre infilzavo il costato di un Pafo bastardo.
E così ricominciava a zummare la finta moglie, tanto Era in quei giorni era in Turchia, a far bagni di bellezza, nella clinicaclinians.
La notte però finì e Zeus dovette abbandonare di nuovo la sposa per tornare lui alle sue sembianze, Anfitrione sul campo di battaglia.
qualche giorno dopo, dei messi regali andarono a palazzo er riferire ad Alcmena che suo marito stava per tornare e anche vincitore. La cosa non stupì più di tanto la sposa e quando un giorno dopo Anfitrione fece di nuovo(?) ingresso alla reggia lei si mostrò quasi indifferente alla sua vista. Sì, un bacino, ma niente di che, un abbraccio ma niente stretta di passione. Moglie mia, si stupì il nobile guerriero - Come mai questa tiepida accoglienza, al tuo sposo che torna vincitore dopo pugna estenuante e dopo mesi di lontananza?
Alcmena lo guardò e pensò che ad Acalia gli avessero dato una sostanza stupidofacente, o che avesse mangiato dei funghi allucinanti e della dimenticanza. Così, con parole dolci e con sguardo di compassione amorevole, gli rammentò che solo pochi giorni prima lei lo aveva accolto non solo con baci e abbracci degni di un marito che torna dalla guerra Troia/Sparta ma che lo aveva accolto nel talamo e ovunque lui desiderasse per lunghe interminabili ore.
Gli rammentò anche di come le avesse raccontato delle imprese in Ecalia e disse ad un'ancella di confermare che il signore era stato lavato e sfamato come si conviene al padrone del palazzo, qualche giorno prima.
Anfitrione, basito e anche un po' sconvolto capì subito che qualche divinità si era presentata ad Alcmena, spacciandosi per lui e spacciandole chissà cosa in grembo.
Ma l'amore per la sposa era comunque immenso e così di nuovo i due passarono una notte d'amore indimenticabile (Certo, pensò Alcmena, Mio marito è un grande amante e io lo adoro maZeus è Zeus, qui, un minuto è un minuto e 2 centimetri non sono 4), La notte fu comunque una lunga notte , e durante questa lunga notte i due concepirono un figlio: Ificle.
Ma forse quello che alcuni di voi non sanno è che Zeus, anche lui aveva inseminato la donna, e nientepopodimenoche del seme che fece nascere il gemello di Ificle= Eracle, o Ercole, se preferiamo.
Quando in seguito Era venne a sapere la cosa si imbestialì come un'orca assassina, e visto che suo marito si era prodigato, in prossimità delle doglie di Almena, a dire che il prossimo bambino nato sarebbe stato il re di Micene, la moglie tradita e infuriata fece in modo che Alcmena avesse le doglie diversi giorni dopo, favorendo invece le doglie di un'altra donna e la nascita di un altro bambino, della stirpe dei Pelopi, e nipote di Perseo: il bambino fu chiamato Euristeo.
L'odio di Era nei confronti di Alcmena e del bastardo Eracle non cessò mai per tutta la durata della loro esistenza. Euristeo si dimostrà un pessimo re e fu anche, sempre grazie ad Alcmena, nemito giurato di Ercole e fu lo stesso sovrano che che impose all'eroe le famose 12 fatiche.
Insomma, il vero bastardo fu lui ma si sa, quando c'è il volere degli dei in mezzo, e quando il volere degli dei è quello di Era cornuta... nel metalllimondomito può succedere di tutto. E di più.
The end
mf

mercoledì 27 febbraio 2008

Senza titolo 1464




Gioedi, 28/02/2008


Come ieri, più di ieri= the post remains the same

Tiro, Pelia, Neleo e altri feat. Jimmy, Robert, John...
I had a dream. Crazy dream. Listen here




PS: Crepi la liquirizia: voglio anche confortarmi con le stelle, che oggi sembrano essere positive (saranno malate?)



cancro

Oroscopo del giorno
Giovedì 28 febbraio 2008

Oggi grazie a Urano in buon aspetto puoi prendere una iniziativa coraggiosa alla quale pensi da tempo.
Sia l’amore che il lavoro sono sotto la buona stella.
















Metallimiti (LVII)

Tiro, Pelia, Neleo e altri











C'era una volta una bella fanciulla. il suo nome era Tiro. Tiro andava sempre con le sue amiche, al fiume vicino casa, a lavar la biancheria, a raccoglier sassi di fiume, a raccoglier fiori nel campo adiacente...
Vai oggi, vai domani, ogni giorno si bagnava presso la riva del fiume Enipeo, tanto da arrivare a covare per lui (per il fiume, sì!) un folle amore.
Inginocchiata sulla sua riva giorno dopo giorno gli sussurava parole soavi e dolci... era amore
Fiume fiumello sono innamorata di te, sogno di tuffarmi nelle tue acque e di lavarmi con la tua schiuma , ti prego, dimmi che anche tu mi ami come io amo te.
E così per giorni e giorni... Ma Enipeo niente, non se la filava di pezzo... nemmeno un'onda a bagnarle la veste virginale, quell'infamone.
Poseidone, fratello di porcoZeus e non meno impudico di lui, dal profondo del mare che tutto ode aveva ascoltato per giorni quelle parole d'amore e aveva capito che Enipeo proprio non voleva saperne della bella Tiro.
E visto che era proprio bella e quelle parole erano veramente suadenti
in tiro ci fini lui con tanto di tridente impennato verso il cielo, a sfidar la gravità marina.
E così, visto che era bobile e generoso decise di fare una buona azione e di aiutare quella povera vergine a riempire il suo cuore di amore e... trasformatosi in Enipeo dichiarà tutto il suo amore a Tiro e in tiro per tiro e su tiro e i due si accoppiorno per ore ed ore, annaspando fra i flutti e le onde (oggi qui tra noi ci sarà un blogger che leggerà, con tanto di brevetto da sub, appena conseguito, e immagino si immergerà in apnea, nel postiro:).




Ph: Lucien Clergue (© tout droit réservé galerie baudoin lebon)


Come in tutte le storie di accoppiamenti non protetti, lei rimase incintissima... Non solo, capì ma non chiedetemi come che non era stata "presa" da Enipeo ma dal possente Poseidone e dalla vergogna decise di nascondere i frutti del suo peccato (va beh, vergogna, vuoi mettere il grande pesce degli abissi con un pescetto d'acqua dolce?) e così in segreto partorì due bei gemelloni e sempre in segreto li abbandono sulla montagna.
Come in molti altri miti passò di lì a breve e per caso un guardian di cavalli che aveva sentito piangere un bambino. E ti credo, un cavallo, passando aveva dato una zoccolata in fronte a uno dei due e fu per questo che il guardiano non appena li vide, chiamò Pelia quello col bozzo sulla fronte (meno male che non lo aveva scalciato sulla fontanella aperta!) e Neleo quello senza bozzo. E se li portò a casa dove l'aspettava sua moglie (una befana antipatica e scorbutica) Sidero e ivi crebbero i due pargoli.

Durante il periodo in cui i ragazzi vissero col mandriano e signora, questa si comportò peggio che la matrigna con Biancaneve, li trattava male, li picchiava, li faceva sgobbare come muli e li trattava come due schiavi, anziché come due figli, come avrebbe dovuto essere. Ma i due se lo ricordarono, poi, di tutto quel che Sidero (fredda, lo dice il nomen omen!) gli aveva fatto passare. Quando i due furono abbastanza grandi gli fu rivelato chi fosse la loro vera madre e i due decisero di vendicarsi della matrigna. UCCIDENDOLA.
Sidero, che stupida non era e che un po' di sensi di colpa forse li aveva capì subito le intenzioni dei fanciulli e andò a rifugiarsi e di corsa nel sacro tempio di Era. Si sa, come in chiesa un tempio è sacro e inviolabile, chiunque puà chiedere asilo e ancor più nell'antica Grecia. Gli dei che vedevano oltraggiati i loro templi potevano diventare veramente feroci, dpo.
Ma Pelia e fratello se ne sbattevano del tempio e una volta dentro, per Pelia fu un attimo acchiappare Sidero, bloccarla e, tagliarle di netto la gola proprio davanti l'altare della grande dea Era (n.dr.Rimembrate questo fatto).
Dopo l'efferato eccidio la loro madre, Tiro, oramai adulta decise di sposarsi, stavolta niente fiumi o mari o pesci ma con Creteo, un eroe tessalo. Da Creteo ebbe altri figli fra cui Esone , che da grande sarà il padre del grande eroe Giasone. Ma ora questo non ci interessa.
Pelia, che proprio uno tranquillo, come si è visto, non era ad un certo punto fece la voce grossa e usurpò il trono al fratellastro Esone, che vabbè, ha la rima già stonata di suo ma se è per questo ce l'hanno tanti politici nostrani la rima in Oni e non solo quelli che io non amo particolarmente:).
;a anche questo ci interessarà dopo metà aprile, vediamo che succede con gli oni del M. mito:).
Pelia ora era diventato il re di Iolco e siccome non si sentiva la coscienza tanto pulita decise di andare dalla signora Pizia per sentir cosa gli riservava il futuro.
la Pizia, precisa come sempre gli predisse che un bel dì avrebbe dovuto tenersi alla larga da un uomo con un sandalo solo.
Cazzo dice questa? Penso' Pelia ma ringraziò e tornò a palazzo e per lungo tempo le cose andarono lisce come l'olio di Grecia che è buonissimo.
Tempo dopo il re Pelia decise di indire una giornata in onore di suo padre Poseidone , giornata di festa, di agnelli e buoi sacrificati, di danze, di balli, di qualche orgiuncola e di musica a base di aulos, cetra, flauto e siringa. Il re Pelia , che aveva un bel palazzo fuori città, per onorare la festa dovette spostarsi e attraversare il fiume che lo separava dal villaggio.
Nel frattempo per il sacrificio a Poseidone un altro uomo si recò al villaggio, Giasone e nell'attraversare anche lui il fiume smarrì uno dei sandali. Non appena Pelia lo vide ebbe anche una chiara visione dell'oracolo e, senza perdere minimamente la testa si avvicinò con nonchalance al giovane e gli disse:
Senta lei, buon uomo, mi consenta una domanda: se lei fosse un uomo di potere e se un oracolo, mettiamo la Pizia le rivelasse che uno dei tuoi sudditi ti ucciderà, lei che farebbe?

Giasone che era stato già avvisato e "imbeccato" da Era (che doveva vendicarsi per l'affronto subito nel suo tempio, ricordate?) rispose con altrettanta nonchalance:

Manderei questo cittadino alla ricerca del Vello d'Oro, vostra maestà.
Pelia non se lo fece ripetere due volte e ordinò al giovane di andare a cercare il Vello d'oro e senza perdere tempo.
Giasone in poco tempo mise insieme il meglio della gioventù greca e insieme partirono alla ricerca di questa che altro non era che la pelle di un ariete che era stata consacrata al dio Ares e che era passata di mano in mano fino a consumarsi e fino ad essere protetta da un drago grande e grosso, in una terra ai confini del mondo conosciuto, chiamata Colchide, che a saperlo, col cavolo che Giasone sarebbe andato, con tutti i casini cui è andato incontro, dopo averla cercata facend un giro che pure Amundsen a saperlo, e guardando QUESTA mappina, si sarebbe rifiutato di fare.
Nel frattempo Pelia si macchiò di altri crimini, mai stanco di potere e di esercitarlo su chiunque.
Aveva condannato a morte il fratellastro, Esone, nonché padre di Giasone. In onseguenza di ciò la moglie di Esone, nonché madre di Giasone si tolse la vita, impiccandosi maledicendo quel farabutto spietato di Pelia.
Nel frattempo la donna, aveva avuto un altro figlio da Esone, quindi fratello di Giasone: Promaco. Figlio che seppure di pochi mesi, Pelia ebbe il coraggio di uccidere, eliminando così, un altro possibile successore al trono.
Insomma, una specie di Unno greco, una morte falciatrice spietata il cui futuro era comunque già stato scritto e rivelato anni prima, dall'oracolo.






Giasone affrontò decine e decine di avventure, prima di riuscire a conquistare il Vello d'oro ma, come sappiamo, alla fine ci riuscì e lo portò trionfante a Iolco, da quel re che gli aveva fatto quella strana domanda. Una volta arrivato in patria venne a conoscenza della morte di Esone, di sua madre, dell'assassinio del piccolo Promaco e di tutte le schifezze perpetrate sa quel mostro malato. Ma attese. Andò da Pelia, gli consegnò la pellaccia dell'ariete morto e salutatolo come si fa con un re, se ne tornò a casa sua, dove c'era sua moglie , la maga Medea che si era portato direttamente dalla Colchide. E siccome in quel periodo andavano ancora d'amore e d'accordo come due piccioncini, una volta arrivato al porto, dove ancora era ancorata la nave con parte dell'quipaggio a bordo, dopo averla coccolata per un'oretta e 48 minuti le disse: Medea mia, tu mi devi aiutare a fare in modo che quel figlio di Tiro la paghi cara, per tutte le sue nefandezze!
Medea che era maga, nipote di Circe, bellissima donna e donna temibilissima (anche lei, in quanto a nefandezze non è seconda a nessuno ma questa è un'altra storia) che fa? Promette al suo beneamato di aiutarlo e il giorno dopo, dopo essersi, grazie ad una pozione magica trasformata in una vecchia mendicante riesce ad entrare a palazzo del re così conciata.
Una volta dentro "PUFFFF" si ritrasforma nella splendida donna che era, anche con qualche rotondità in più che si sa, non guasta mai e si propone al re come colei che puo' farlo ridiventare giovane e forte come tanti anni prima.
Per far questo si serve della magia e, preso un ariete (il solito povero ovino sacrificale), lo uccide, lo fa a pezzi e lo mette a bollire in un gran pentolone.
Mescola un poco e dopo poco ne tira fuori un giovane agnello belante. Cazzo!!! Esclamò Pelia,incredulo , che forse avrebbe dovuso chiamarsi Pelione, vista la furbizia dimostrata in questo caso. Come hai fatto? Pure io, pureio voglio tornà bello giovane e forte così butto via ste pastikkoi da puffo che mi fanno male al Kardià - e pregò la maga di sottoporlo al trattamento antirughe il prima possibile.
Medea che non cercava altro gli disse di andare a adormire e, trovate nel palazzo le sue due figlie, Evadne e Anfinome, le convinse ad ucciderlo, farlo a pezzi e metterlo nel calderone a bollire. Va da se che le due figlie non amavano il padre alla follia ma rimasero comunque titubanti per parecchi minuti prima di farsi convincere dalal maga Medea , che alal finele convinse al cento per cento della storia del ringiovanimento. E così fecero.
Pelia fu ucciso nel sonno, smembrato e bollito.
Medea, che aveva calcolato tutto, disse alle due donne di andare su in cima alla torre perché per fare in modo che l'incantesimo riuscisse, qualcuno avrebbe dovuto agitare delle fiaccole in direzione Olimpo, per ingraziarsi gli dei. Ovviamente questo era il segnale convenuto con Giasone, affinché si apprestasse a salpare l'ancora e aspettare che Medea lo raggiungesse, dopo essersi accertata che il gran bastardone fosse diventato purea di Pelia, anziché farlo resuscitare con 30 anni di meno.
E fu così che Giasone ebbe la sua vendetta. Acasto, figlio di Pelia, una volta scoperto il parricidio divenne lui re di Iolco e bandì dalla città e Giasone e le sue sorelle, colpevoli di parricidio e istituirà dei giochi ginnici in onore di suo padre.
Ma la storia di Acasto magari ve la racconto la prossima volta, che è pure più breve di quella del nefando padre.
saluti, mf

martedì 12 febbraio 2008

Senza titolo 1455


Metallismi

Al that Cats!


© S.M., Porta lapalissiana, 2008


È chiusa ma basta bussare affinché venga aperta. Esce fuori un gatto piccolo, beige, dal pelo folto che ti guarda incuriosito e dopo averti guardato rientra, lasciando uno spiraglio, il tanto che basta per sbirciare con il naso e parte del volto.
Vedo un tavolo con sopra le vecchie 50 lire, quelle con l'Omino plasmon che si dà una martellata sulla mano sinistra. E ieri, dopo aver portato di corsa, a far visitare la gatta dal veterinario, a causa di vomitate continue, anche dopo ingestione di liquidi, e dopo la diagnosi di possibile gastroenterite son dovuta andare a comprare degli omogeneizzati, da dargli al posto dei bocconcini.
Pollo e vitello. Costano molto di più dei bocconcini che costano tanto.
Altro buon motivo per evitare di procreare. Pare che ogni marmocchio costi ai genitori, dalla nascita al 18simo anno di età circa 500.000 euro. Il gatto non è la stessa cosa, è lapalissiano anche questo, e di solito non arriva nemmeno a compiere 18 anni.
Ariel ne compirà 14 ad Aprile. È un gattoro, come il suo proprietario, Max, che però è uomotoro (uomoro no, perché è biondo). Sono proprio fatti l'uno per l'altra, simili, anche se max è meno peloso e non si rifà le unghie sul tronchetto.
Ho sempre avuto un gatto, da piccola anche il cane ma non sono mai stata cinofila. Invece coi gatti ho sempre avuto un feeling. Ricordo alcuni nomi di gatti da me "raccolti e accolti": Pallino (un classico), siamese (senza nome ché non lo ricordo) ma fece una brutta fine: mangiò del sapone a pezzi, di quello fatto in casa, mia zia Loina diceva con le ossa dei morti, e morì dopo poche ore fra spasmi e convulsioni. I morti ammazzano? Chiesi allora a mia mamma. Ammazza la soda caustica, e quel gatto era sempre troppo curioso e sperimentava cibi di tutte le specie.
Poi un gatto triste che capiva quando io ero giù di corda e avrei voluto una corda per appendermi a una nuvola che passava, un bel cumulonembo gravido di pioggia. Si accucciava accanto a me e "fusava", strusciandosi e dandomi piccole testate contro le mie gambe. Poi la nuvola passava e così lo stato d'animo grigio. E lui se ne andava via trotterellando.
Poppy, il mio primo vero gatto tenuto in casa, nell'84 a Viterbo, quando andai a vivere da sola. Da sola si fa per dire, eravamo io e due studentesse universitarie ma a volte eravamo in 6/7/8... Il citofono suonava: Oh, so' Gloria, ho lasciato le chiavi nella fruttiera!: Oh, Gloria, la fruttiera non ce l'abbiamo ma sali, c'è posto!
Poppy me lo aveva regalato Valter, il fidanzato di una cara mica con cui lavoravo, allora. E che spesso viveva a casa mia. A un certo punto anche lui si fermò a dormire, qualche volta. Soprattutto quando faceva freddo boia e non c'aveva voglia di tornare a casa, col suo pick up pieno di spifferi, su al suo paese verso le nostre montagne cimine.
Mi portò il micio che ara praticamente appena nato, nascosto nel suo giubbino di pelle di Fonzie.
Poppy è stato in casa con noi un anno circa, poi dovetti cambiare casa e la persona per cui lavoravo si offrì di ospitarlo lei, nel suo giardino, nella sua casa in campagna, con i suoi gatti: lo portai da lei in un pomeriggio di luglio, ricordo che faceva molto caldo. Appena arrivammo in campagna scesi dalla macchina e presi il cestino: Poppy non era mai stato fuori, non aveva mai viaggiato. E io deficiente non avevo previsto che tutto ciò avrebbe potuto scioccarlo. Come lo feci uscire dal cestino cominciò a correre come un razzo interplanetario e in 6 secondi e tre lo persi di vista. E da allora non l'ho più visto.
Vi annoio? Non importa, oramai sto scrivendo le mie memofeline e se vi annoio smettete.
Philip, ma parliamo di molti anni dopo, di quando vivevo a Roma, al quarto piano di Via vicino piazza re diRoma
(romolonumapompiliotulloostilioancomarzioserviotulliotarquinioprisco
etarquinioilsuperbochericordoancoraammoria) e che Max, come in un film di Frank capra, o come in Colazione da Tiffany, andò a salvare sul tetto del capannone al primo piano, durante una tempesta di pioggia romana, dopo averlo sentito miagolare disperatamente, per molti minuti.
Lo so che vi annoio, accorcio. Philip, così ribattezzato da Max in onore di Philip Marlowe morì a Tarquinia, mesi dopo, schiacciato dalle ruote di un mercedes di proprietà di un amico di mio fratello che, entrando nel cancello, non si accorse del piccolo gattino nero che gli stava attraversando la stradina.
Filippo (Mia madre Philip non ce lo avrebbe chiamato mai, per lei sono tutti: "pstttt psttttt") morì e l'amico di mio fratello se ne dispiacque.
Mi diedero la notizia per telefono, mentre ero in ufficio a Roma. Scoppiai a piangere e meno male che ero sola, in quel momento, avrebbero potuto pensare che avesi perso un familiare.
E poi ci fu Binario, e Grigione, e altri che si sono susseguiti in un viavai riproduttivo con finale però sempre in stile "gatto spiacciato fuori dal cancello, o avvelenato da qualche pesticida in giro per il giardino o in garage: I gatti sono gatti - dice sempre mia mamma, anche se so bene che ad alcuni si era affezionata e ha sofferto anche lei nel ritrovarli a polpetta sul manto stradale.

Okay, è bene che smetta, nel frattempo mi si è "addormentata" la gamba sinistra e per riattivarla ho dovuto chiedere aiuto a Max.

Richiudo la porta ridandogli così il senso per cui è stata chiusa. Ovvero quello di ricordare lei e trattenere i pensieri del viandante.

Speriamo solo che Ariel guarisca :)
Un saluto, mf

martedì 27 novembre 2007

Senza titolo 1401



Metallimiti (LXVI)
Adgisti e Attis (o... dell'evirazione)










Una delle tante leggende che parla di PorcoZeus lo vuole addormentato in un bosco, al fresco sotto le frasche. La leggenda vuole che durante il sonno il nostro dio avesse improvvisamente (a causa di sogni erotici con fanciulle in fiore?) una copiosa (ricordiamoci sempre che gli dei olimpici sono immensi, giganteschi) fuoriuscita di sperma che andò ad innaffiare la terra su cui il nostro riposava... Terra arida ché quella stagione era stata scarsa di piogge, terra che assimilò tutto l'olimpicoseme e che, dopo il giusto periodo diede i frutti... Oddio, a dir la verità il frutto fu uno ma duplice:
Un bel demone dai genitali sia maschili che femminili. Un demone cui fu dato il nome di Agdisti.
Il fanciullo seppure strano crebbe sano e forte ma sappiamo che gli dei, invece che son strani sul serio, e stravaganti per davver non amavano molto certi "scherzi" di madrenatura e così un bel giorno tesero un'imboscata al/alla giovane, lo incatenarono ben benino e ZACCCCCCCCCC! Lo privarono dei genitali maschili (operazione più semplice, gli dei erano pragmatici si sa... via il peggior dei mali e nel minor tempo possibile:)

Mentre il povero Agdisti urlava come se gli avessero strappato via i sacri simboli, questi ultimi insieme all'allegato vennero gettati via come fossero spazzatura... ma laddove caddero vi nacque un Balocco... cioè un mandorlo.
Che c'è di strano? Non avete mai provato a piantare dei simboli sacri? Annaffiateli durante la luna a un quarto e mezzo e aspettate... Nasceranno degli alberi e fioriranno, e sotto gli alberi verranno le fanciulle in fiore...
E così arrivo', un giorno, dopo aver a lungo camminato, sotto quel mandorlo fiorito, una fanciulla in fiore: Nana. No, non Nanà! Non una delle sette nane che lavoravano nella mienierokoy elladica... ma semplicemente una splendida fanciulla di nome Nana, una delle figlie del fiume Sangario.
La fanciulla stanca si stese all'ombra del mandorlo e guardando verso l'alto notò che da un ramo pendevano dei frutti.
Il mandorlo si sa, dà le mandorle. Nana guardando le mandorle si stirò gli occhi e li fece a mandorla, allora vide le mandorle allungarsi e Nanà si alzò in piedi e in punta di piedi allungò il braccio verso la mandorla e ne colse una, poi due, poi tre e poi le privò del duro guscio e se le mangiò.
Poi ne colse un altro e vide che era un frutto bellissimo, invitante e presa da uno strano impeto sentì di amare quel frutto invitante e...
E come narra la leggenda, se lo "mise in grembo". Dopo che lo mise il frutto... PUFFFFFF! Il frutto come per magìa sparì chissà dove, fatto sta che lei si sentì subito piena e felice, quasi estatica e anche un po'... incinta. Ovviamente a casa fu scandalo... Nessuno le credette quando disse che il padre del nascituro era una mandorla , e quando il bimbo (maschio) nacque, dopo nove mesi, come accadeva per molti fanciulli nati da nonsobenecosaochi, fu esposto dalla giovane ninfa su una collina e lì fu preso "in cura" da una capra e da questa allattato e allevato. Il bimbo si chiamò Attis (Capra in frigio si diceva Attagos). Crebbe forte e sano e come la madre, divenne col passare del tempo di una bellezza sconcertante, paragonabile al più bel dio olimpico se non superiore. Ma la tragica storia di Attis, che ha ha che fare con Agdisti ve la racconterò in seguito, forse domani o chissà... mai.

MF


Aggiornazjia

Molti di voi si sono lamentati della foto (Cruenta?) in cima al post, Max compreso, che da questa mattina ogni tanto mi prega di cambiarla.
Cosciente della scelta delle immagini per i metapost, ho deciso di lasciarla perché credo renda molto bene l'idea della sofferenza del protagonista.
Posso solo modificare il post così: inserendo una immagine che mostrerebbe un'alternativa all'evirazione di Adgisti, nel caso in cui venisse depisellizzato oggi
Poi non dite che sono cattiva!



mercoledì 10 ottobre 2007

Senza titolo 1361



Metallimiti
teREo, Filomela, Progne (puntata ata ata ata...)



Tongue sandwich



Premessa
Questa è una mito cupo ed atroce, molto diverso dalla maggior parte di quelle tramandateci dalla mitologia greca. Fa comunque parte delle Metamorfosi di Ovidio, il quale ha raccontato la triste leggenda di Tereo, lasciando trapelare dai suoi versi tutto l’orrore di cui la storia era intrisa.
In seguito altri poeti, tra cui Dante e Petrarca, ,evitarono di raccontare la vicenda nel suo crudo realismo, e cantarono soltanto l’ultima parte, ovvero quella delle metamorfosi.

Buona lettura! mf


Siamo ad Atene, governata dal re Erittonio dalla cui unione con la ninfa Prassitea fu generato Pandione, il quale alla morte del padre salì sul trono al suo posto.
Ad un certo punto della reggenza alcune città vicine mossero guerra ad Atene e Pandione si rese conto che le condizioni del suo esercito non erano così favorevoli da poter far fronte al nemico ma...
Giunse inaspettamente in suo aiuto Tereo re di Tracia e con il suo aiuto Pandione ottenne una grandiosa vittoria su tutti i nemici, mantenendo così il suo potere.
Quale ricompensa maggiore per un alleato forte, energico, ricco, RE e single?
Ma una Bellagnocca, no?
Fu così che la una delle figlie di Pandione, per l'esattezza Progne ( una che si chiama così, sinceramente, ve la sposereste, anche se gnocca?) fu data come sposa (ben accetta) al Re dei Traci e una volta celebrate le nozze i due si trasferirono al palazzo di Tereo , in Tracia doveper un po' di tempo i due vissero felici e contenti e misero al mondo pure un bel maschietto che chiamarono ITI.
Dopo un po' di tempo però lo sposo cominciò come si dice oggi, a "sbroccare", diventando sempre più speso preda di attacchi di ira ingiustificata e di violenza gratuita... diffidente contro tutti e si mostrò in più di un'occasione di natura decisamente maligna.
Ma la sposa era innamorata persa, e sperava che questo fosse solo un periodo magari breve e che presto tutto sarebbe tornato alla normalità e che i bei tempi sarebbero tornati.
Per quanto Progne fosse innamorata cominciò ad un certo punto a sentire una nostalgia enorme della sua famiglia, del padre e della sorella, e perciò un bel giorno pregò il maritino nevrotico di farle un piacere, ovvero di recarsi ad Atene per prendere la sorella amata e portarla in Tracia.
Tereo acconsentì alla richiesta della sposa e una volta giunto ad Atene, a palazzo reale un'altra volta, dopo aver reso gli onori al padrone di casa, ebbe un trasalimento ormonale nel vedere la piccola Filomela che l'era diventata un gran bela signorina, ancora più bela della Progne, più giovane, più tenera, più sinuosa, insomma... più!
E meno male che aveva quel dì la veste larga e ampia altrimenti il suo trasalimento a nord nord est (aveva un falletto un pochino stortignaccolo il Tereo) lo avrebbero visto pure i puttini dell'Olimpo!
Il Tereo, facendo finta di niente si pronò di fronte al suocero e gli espose la richiesta della figlia e chiese il permesso di condurre con sè la bella Filomela Il re che amava le figlie non negò il permesso e una volta che Filly ebbe preparato i 18 bauli e le 12 ceste con tutti i pepli , sandali e cinture di cui disponeva...la nave di Tereo ripartì per la Tracia con un'ospite (e che ospite!!!) in più.
Non appena giunti lontano da Atene quel tanto che bastava per non far giungere le grida , il prode Tereo sguainò tutto quello che gli si era "intoncinato" (di espressione piemontese) finora sotto la nobile veste e raggiunta la cognatina bonazza sottocoperta la violentò e la riviolentò (two era megl che uàn anche allora).
Ovviamente la poverina fu "zummata" (Zummare è l'equivalente di far "zum zum" o come dicono a radio 105 "Zarazak") fino a che la nave non toccò di nuovo i lidi Traci...

Ma... la crudeltà di Tereo raggiunse le vette più alte quando, una volta raggiunta la terraferma portò la povera Filly in un rifugio antiatomico e, per paura che la tapina rivelasse l'accaduto alla sorella, ad un altro Zarazak...
seguì uno ZACCCCCCCCC:
Tereo le Tagliò la lingua di netto (e la cucinò per il suo cane etiope zoppo kebonlatongue) , assicurandosi così il suo silenzio.
Tornò quindi a palazzo come niente fosse, riabbracciò la mogliettina Progne e quando la dolce sposa chiese notizie della sorellina amata, il taglialegn..ops, taglialingue rispose che la bella Filly era Morta stecchita.
Senonché la povera slinguata, dopo esseri ripresa dallo choc e soprattutto non essendo morta dissanguata (non chiedetemi come, non saprei che rispondervi, tranne che è un mito) riuscì nientepopodimenoche a ricamare una tela e a fare in modo che dall'opera si evincesse tutto quello che le era capitato...(si sa, le giovani donne elleniche, quelle di buona famiglia soprattutto, venivano istruite all'arte di Aracne sin dalla più giovane età ed alcune diventavano delle vere e proprie artiste del ricamo).
Non solo, ma la bella Filly detongued riuscì anche a fare in modo che suddetta opera autobiografica ( Ma era analfabeta? Un papiretto forse avrebbe fatto prima a scriverlo, no? va beh, siamo sempre nei miti)
arrivasse alla sorellina Progne .E da qui, cominciano le vere ROGNE!

Sulla tela ricamata la bella Filly aveva fatto in modo di far capire, oltre all'oltraggio perpetrato nei suoi confronti di vergine e sorella amorevole, anche come poterla trovare e così fece Progne...Un giorno, con due ancelle fidatissime, si allontanò da palazzo con la scusa di dover andare al mercato per comprare il pesce fresco per preparare la sera, una zuppa a Tereo e invece, seguendo la "mappatelata" arrivò al nascondiglio dove trovò la povera Filly mutilata orrendamente ma ancora in grado di farsi capire (Linguaggio mutevole, immagino).
Una volta ritrovato il loro antico affetto le due ci misero poco a coalizzare il loro odio furioso per quell'uomo malvagio, bugiardo, insensibile, violento e maiale...insomma per quell'uomo! E...si sa, l'odio furioso spesso e volentieri porta alla follia seppur lucida e induce anche le menti più "buone" ad azioni nefande.
Che fecero le due sorelle? Volete saperlo? Sicuri? Okay, ve lo dico:
Non una cosa da poco...anzi, diciamo che pulp o splatter sarebbe un "leggero" eufemismo per indicare quanto sto per scrivere...
Progne, ovvero la sorella cornutazza e portatrice di rogne e non di prugne, un bel dì prese il piccolo Iti (il figlio suo e del re) e lo uccise.
Fin qui, niente di stravolgente, abbiamo già affrontato madri o padri assassini e infanticidi, ricordate?
Poi, insieme alla sorella Filly (e anche qui, non racconto niente di nuovo se qualcuno ricorda il mito di Pelope) portano il cadaverino nelle cucine reali e...
fatto il bimbo a spezzatino lo cucinano con Timo, Salvia, alloro e un pizzico di peperoncino che era magrino e necessitava di un po' di sapore. Dopo di che... a tavola!!!!





Alla tavola reale: Il Re Tereo e La mogliettina Progne mentre la slinguata Filly che ovviamente era rimasta nell'ombra e che ora mangiava solo succhi di frutta, stava nascosta a guardare.
La bella Progne, spiluccava un'insalata con una fetta di feta mentre silenziosa osservava Tereo che letteralmente sbranava quel souvlaki di ITI.
Dopo essersi mangiato tutto, aver fatto la scarpetta ed essersi succhiato pollice, indice, medio, anulare e mignolo di ambo le mani...ed averci bevuto su un bel lambrusco (con la carne il rosso era d'obbligo anche allora, no?:) guardò soddisfatto la mogliettina che ancora spiluccava lattuga e le disse dolcemente:
Progne...prognetta bella, avrei tanto desideri che mio figlio Iti fosse qui con noi, dì all'ancella di condurlo meco...
E Progne, dall'altra parte del ravolo:
Tuo figlio marito mio...E' GIA' IN TE.
Tereo, ci mise 10 minuti e un quarto d'ora a capire il significato di quelle parole ma quando vide nel piatto un ossetto che credeva l'osso simil femore di capretto allora...solo allora... la lampadina si accese MA: silenzio assoluto nella sala da pranzo per qualche secondo.... fino a quando, la cognata Stongued arriva anch'essa silenziosa ma col ghigno che piega gli angoli della bocca e come arriva a tre passi dal suo carnefice, STOCKKKKKK...tira fuori la mano nascosta dietro la schiena e lancia il contenuto, ovvero la testina del bimbo senza il resto del corpo attacatovicivicivi ...proprio nel piatto delle ossa...e fa META!




Capirai!!!!!!!!! Non appena TEREO, si rese FINALMENTE conto di quello che le due avevano fatto e non appena si rese conto che il sangue del suo sangue si stava mischiando di nuovo al suo sangue nonché ai succhi gastrici, dopo una prima svomitacchiata a destra e a manca del tavolo... APRITI CIELO!
Fu preso dalla folle rabbia di chi vuole poi, nonostante tutto aver ragione e sguainata la spada... comincia a brandirla verso le due donne che si fanno scudo l'un con l'altra, proteggendosi come avevano sempre fatto sin da piccole...
Ma Tereo Urla, impreca, bestemmia e ride follemente e salta sul tavolo, spacca bicchieri, piatti e proprio quando sta per sferrare l'attacco decisivo alle due infanticide ecco che come sempre...l'animo pietoso degli dei olimpici arriva tosto:
Un'altra metamorfosi dopo un altro atto empio: Progne fu tramutata in rondine e Filomela in usignolo.
I due uccelli spiccarono il volo dinanzi agli occhi di Tereo esterrefatto, che ebbe appena il tempo di vederle involarsi nell’aria perché subito dopo anch’egli subì una trasformazione, divenendo la lugubre upupa che nei silenzi notturni fa sentire il suo gemito opprimente e doloroso.

Giustizia olimpica così fu compiuta.


The end

Un caro saluto a tutti, MF





PS: Postilla: il piccolo ITI rimase attaccato sul pavimento:) fino a che la stanza non fu ripulita per bene.

Terèo fu mutato in ùpupa insegue senza sosta la sposa gridando: "Pou? Pou?", (in greco: "Dove? Dove?" E da qui il nome dell'uPUpa).
Filomela e Progne, appunto rondine e usignolo piansero per sempre il piccolo ucciso , nel grido onomatopeico "Iti! Iti!






E' lungo da leggere, ve lo lascerò METAbolizzare in un paio di giorni (forse).

martedì 2 ottobre 2007

Senza titolo 1355



Metallimiti (LVII)
Le cinque età dell'uomo (età metalliche)



Lucas CRANACH the Elder, The Golden Age, 1530




Su come siano stati creati gli uomini di miti, ellenici e non ce ne sono a bizeffe e anche a trizeffe: "è stato Prometeo"! - "No, l'uomo è nato dai denti di un drago" - "E l'uovo cosmico, dove lo mettiamo? Nel sedere della luna?" - "Statemi a sentire, la Grande Madre terra ci ha sputati fuori tutti nel mismo momento e molti di più in terra d'Attica"
E ancore, Eurinome, il Caos, il Bìgbàbolbàng che altro non era che una gang bang filmata dalla NASA tra pianeti sporcaccioni e un po' appiccicosi...
Di tutto, di più, insomma e ogni mito ha il suo fondamento filosofico, quanto meno, ognuno è una grande metafora di qualche avvenimento fondamentale per l'uomo e/o la sua sopravvivenza.

Questo l'incipit

...
E comunque molti studiosi prendono come migliore di altre la versione in cui, appunto, la grande DEA Madre Terra sputazza fuori come noccioli di ciliegia, dalle sue viscere una notevole quantità di esseri umani, molti dei quali, in Attica e che il primo nocciolo fosse tale ALALCOMENEO, vissuto iin Beozia (che è tutto un programma) prima che la luna spuntasse in cielo e anche dal monte.
Questo primo uomo ebbe anche a ricoprire in qualche occasioni il ruolo di consigliere del grande Zeus.

E questa prima "sputata" umana costituisce la stirpe che appartiene all'Età dell'oro , età in cui dopo aver detronizzato e depisellizzato il padre, regna incontrastato Crono. Uomini che non "conoscevano", che si nutrivano di ghiande e frutti selvatici offerti dalla natura, di frutti penzolanti dai vari alberi nei boschi.
Che bevevano il latte dei vari animali che gravitavano intorno ai loro centri abitati, capre, pecore, ovini bovinigesuini, insomma.
Campavano alla giornata fra canti e danze tribali prendendo quello che veniva in allegria; non invecchiavano e non avevano più paura della morte di quanta non ne avessero per il sonno. Una stirpe che non si è evoluta e quindi estinta.

Dopo di essi la stirpe dell' Età dell'argento, sempre creata dagli dei. Gli uomini di codesta stirpe avevano la peculiarità di essere soggetti alle madri e di non osare disubbidire ai loro ordini. Era una stirpe dove vigeva ignoranza e bellicosità e aveva una scarsa propensione al sacrificio nei confronti degli dei, loro creatori. Zeus ad un certo punto li distrusse TUTTI. Strazotttt!


dopo la sparizione degli "argentati" una nuova stirpe: quella del Età del bronzo (era facile indovinarne il nome, no?). Un'altra stirpe da estirpare: uomini che caddero giù dai frassini (non Fassìni, oh!) come pere mature, armati con lance e scudi ed elmi di bronzo, pronti a far la guerra e a belligerare anche con Gandhi, ne avessero avuto la possibilità. Spietati e più violenti di un Unno con l'unghia incarnita furono spazzati via dalla Morte Nera. (che aveva la falce e basta, e molto affilata)

Sempre dell'Età del bronzo, ma successiva a quella feroce una nuova stirpe gli succedette. Uomini nati da dei ma di madre mortale: gli Eroi. Guerrieri valorosi e generosi, forti e audaci ma pietosi all'occorrenza... capaci di mirabolanti imprese quali la spedizione degli Argonauti, l'assedio di Tebe e la guerra contro Troia... ebbero tutti una fine degna del loro essere semidio e furono degni di essere chiamati Eroi e di giungere tutti, dopo la morte, nei Campi Elisi.

Età del ferro, l'ultima, quella che tutt'oggi stiamo vivendo. L'uomo di questa stirpe discende da quella degli eroi ma manca di paternità divina, al contrario degli avi e tutto si puo' dire che sia degno erede di quell'eroica stirpe.
testuali parole di Esiodo al riguardo: Crudeli, ingiusti, infidi, libidinosi e traditori...

Ma ci estingueremo, oh, se ci estingueremo.... quale altra stirpe metallica ci sopravviverà?

Buona giornata a tutti, mf

martedì 18 settembre 2007

Senza titolo 1343


Metallimiti (puntata LVII)
Tifone








La Grande madre Terra decise un bel giorno di vendicarsi dell'eccidio dei Giganti (uccisi dopo essersi rivoltati agli dei dell'Olimpo e a Zeus per il confìno nel Tartaro dei loro fratelli Titani). Cosa escogita la Madre Terra? Innanzitutto va dal signor Tartaro nella sua immensa grotta in Cilicia e lì si fa ingravidare dal signore notturno. Facile per la madre terra... fa vedere sotto alla gonnella fatta di fronde d'albero sempreverde l'apertura verso un antro che porta direttamente alle viscere della stessa, roba che Verne si è dovuto sciroppare chili di stupefacenti per penetrarci dentro e Tartaro che pur sempre masculo era alla vista di quell'apertura non se lo fa ripetere due ma nemmeno una volta e entra e semina con tutto il suo vigore.
Il raccolto della semina, mesi dopo: il figlio più giovane di madre Terra, ovvero il mostruoso Tifone.
L'essere più grande che abbia mai visto la luce del sole: certo le forme lasciavano a desiderare, dalle cosce in giù un ammasso aggrovigliato di serpenti che nemmeno la testa di Medusa. Le braccia che, allargate, misuravano circa cento leghe ciascuna, al posto delle mani avevano non si sa bene quante teste di serpenti affamati. Con la testa poteva toccare le stelle nel firmamento e va detto che non aveva una testa qualunque, il ragazzo ma una testona d'asino. Era anche alato, il nostro e quando le spiegava le due alucce potevano oscurare persino il dio sole. Last but not least, dagli occhi era un simil Caròn... Usciva bragia. e dalla bocca vomitava, quando incazzato, pietre rocce infuocate.
Madre terra aveva scelto un bel soggetto, con cui accoppiarsi, per generar simil vendetta, nulla da eccepire, no? Vendetta sulla quale aveva ben istruito il giovane Tifone (nomen omen?).
E quindi, il nostro in preda ad una delirante incazzatura, parte verso l'Olimpo per vendicare quella cara "donna" di mammà!
Quando gli olimpionici lo intravidero da lontano, sputar fuoco, arrivare praticamente con poche falcate, su in cima al sacromonte, cominciarono a darsela a gambe e a fuggire facendo le divin valigie in 4+4 tre secondi tanta era la paura che generava la visione di cotal mostro (e dire che gli dei ai mostri erano abituati).
Nemmeno a farlo apposta fuggono tutti in Egitto* e là si "travestono/trasformano, ognuno in una bestia differente:
*PorcoZeus=ariete
Apollo=corvo
Dioniso=capra
Era=muccavacca bianca
Artemide=gatto
Afrodite=pesce
Ares=Cinghiale
Ermes=Ibis

L'unica che non si spostò dal sacromonte fu Atena, la vergine bionica e guerriera, come ti puoi sbagliare? Che non solo rimane a difender la sua casa ma si infuria come un'anguilla e fa arrivare le sue grida di rimprovero, per la codardìa dimostrata, fino al padre Zeus-arietizzato.
E deve essersi incazzata parecchio perché, ad un certo punto, Zeus smette di nascondersi sotto al manto peloso dell'ovino e, riprese le sue gigantesche sembianze, con tutta la potenza divina che ha in corpo scaglia una delle sue incredibili saette contro quel Bischero di un Tifone e subito appresso quel falcetto che tanto gli fu utile per tagliar gli zebedei al genitore Urano.
Ciàpa chì! - gli gridò contro -
Tifone, ferito e dolorante se la diede a gambe e si rifugiò, sanguinando copiosamente, su un monte a nord della Siria, il monte Casio. Che Casio di rifugio mi sono andato a cercare? - Grida il mostro, alla vista del nemico.
Il grande Zeus seguendo gli sgocciolamenti lo sguì e raggiunse sulla montagna e lì, si affrontarono senza "senza esclusione di colpi".
Ferito e quindi ancor di più collerico erabbioso, Tifone si scaglia sul padre degli dei con la forza della disperazione e, dopo averlo imbrigliato e avvolto con le sue braccia da cento leghe serpodotate, gli strappa via il ferale falcetto e... ZAKKKKKK! - Tranquilli, sarà ancora e per sempre il nostro PorcoZeus - gli taglia i tendini di mani e piedi e avendolo messo KO lo trascina di forza, sanguinante e sgocciolante, così come si era pria trascinato lui, nella sua caverna di Coricia, in Cilicia, dove almeno riuscì a cambiarsi la camicia.

Il mondo è piccolo, lo era anche ai tempi olimpionici e la notizia di Zeus stendinato (o steso, come vi pare) giunse in vetta all'olimpo nemmeno Ares fosse stato lì, presente. Gli dei tutti ne rimasero sconvolti e attoniti. Subito Ermes e Pan, sprezzanti del pericolo andarono dal loro padre e cercarono di sistemarlo ALLA "bene e meglio" che poterono.
Dovete sapere, anzi lo sapete già, che Zeus era immortale e che dunque nessuno temeva per un eventuale funerale o vedovanza di Era o "orfanaggine" dei milioni di pargoli, dei olimpici compresi, sparsi per il mondo ma... Senza tendini e con una forte tendinite il povero dio maximo era costretto all'immobilità più immobile.
Dovete anche sapere che Tifone aveva raccolto tutti i divini tendini e li aveva nascosti in una pelle d'orso la quale era stata messa sotto la stretta sorveglianza di quel mostro di sua sorella Delfine, una specie di donna dalla coda di serpente, famelica e violenta come suo fratello... se non di più.
Erme e Pan che avevano capito, planando verso la grotta, che in quella specie di valigia pelosa Delfine nascondeva qualcosa di prezioso escogitarono un piano d'attacco:
plana prima il dio caprino che, lanciando un urlo bestiale e dico poco terrorizza sua mostruosità Delfine, il tanto che basta a distrarla e fare in modo che, repentino, il fratello alato, ratto e quatto sottraesse la pelle d'orso alla guardia della mostressa che rimase con un palmo di naso.
Subito dopo i due dei raggiungono il padre steso su un giaciglio umido, in preda a dolori lancinanti che nemmeno quando gli era nata la figlia dal capo aveva avuto.
Estraggono i tendini e cercando di non mischiare quelli delle braccia con quelli delle gambe onde evitare l'effetto pupo siciliano in futuro, li ripongono nelle membra paterne, il quale dopo pochi minuti riacquista le forze ed è pronto per tornare a casa, accompagnato dai suoi salvatori, su un carro regale trainato da una pariglia o forse due, di cavalli alati.
E Tifone? Qualcuno tifa per lui?
Dopo poche ore, il nostro Zeus, avendo fatto un lauto pasto, un bagno rigenerante 12/13 zummate con ancelle e fanciulle varie, appena un poco claudicante, tornò come nuovo: e subito volle risalire sul carro alato per andar a cercar quell'infido macellaio.
Durante il tragitto scagliava folgori a destra e manca. - "Prima o poi lo becco" - pensava. E intanto incendi si propagavano per tutta l'attica, fino in Sicilia, allora Trinacria e Calabria allora Punta Stivalis. Tutti a dare la colpa a tutti per quel fuoco che distruggeva tutto ma nessuno capì mai chi realmente fosse il colpevole (chissà se nell'estate 2007 si è verificata una cosa simile?).
Tifone intanto i era rifugiato sul monte Nisa e lì, le Moire (altri tipi che è meglio perderli che trovarli) gli avevano fatto dono
di certi frutti che, a sentir le tre megere gli avrebbero fatto tornare le forze in breve tempo. In realtà, mangiandoli sarebbe andato contro a sicura dipartita. Dal Nisa giunse al monte Emo, in Tracia dove accatastò diverse rocce e massi giganteschi in modo da farli rotolare, tentando di investirlo, verso Zeus che si stava avvicinando sempre di più verso di lui. Ma Zeus mica è Zeus così, solo per fotter fanciulle e ingravidare tutto quello che trova dinanzi a lui, veh? Zeus si fece scudo lanciando una raffica di saette con tanto di tuono che tutti i massi e rocce non poterono far altro che rimbalzare di nuovo verso il loro "lanciatore", ferendolo quasi a morte.
Gli ettolitri di sangue che sgorgarono dalle ferite di Tifone crearono dei veri e propri fiumi rossi e fu proprio da lì che il monte Emo prese il suo nome, prima era sconosciuto, un po' come i Tokio Hotel e simili. invece sabato scorso, durante l'inaugurazione di un negozio di informatica un gruppetto di adolescenti, maschifemmineamboternoequant'altro, tutti EMOciati e bianchicci, coi jeans calati fin dove il pudore glielo consente, cinture con borchie metalliche (che gli invidiavo molto, lo ammetto) e capelli che coprono ogni visuale possibile, lasciando allo sguardo una visibilità normale, consentita solamente dallo spostamento manuale delle tendine tricotiche.
Transeat.
io indossavo a 16 anni, le giacche di mio padre (che mi arrivavano al ginocchio) e a volte anche i suoi maglioni le cui maniche coprivano abbondantemente le mie mani, tanto che una volta, durante un'interrogazione la prof di Lingue mi disse: "Manfredi, le sono cadute le braccia o ha intenzione di farle cadere a me, con questo "strange look", stamattina"?
Tifone?

Semi dissanguato ed esangue riuscì a trascinarsi fino in Sicilia ma lì, Zeus vendicativo, pose fine ai suoi giorni, in maniera definitiva:
Ad un certo punto il nostro sollevò il monte Etna e lo scagliò con tutte le forze, nonostante i tendini rialalcciati gli facessero ancora male, contro il mostro fino a schiacciarlo. Da quel giorno l'Etna cominciò a vomitar rabbioso fuoco e fiamme (lapilli, lava e quant'altro).

The end


Aneddoto: Stamattina, a casa
mf: "Max, l'atro giorno, all'inaugurazione del locale di F, hai visto quella piccola banda di emo-kids, fuori"?
Max: "Ah, si chiamava così il gruppo che suonava? Chi te lo ha detto?"
Mf: "Mi riferisco a quei 4/5 ragazzotti che si sono piazzati fuori ad ascoltare il gruppo che suonava e che sembravano, salvo la mancanza di eye liner in abbondanza e unghie smaltate di nero (i genitori a certe cose, ancora ci tengono), la copia esatta dei Tokio Hotel!"
Max: "Ah, no... non ci ho fatto caso."
Fine Aneddoto e buoni giorni, mf

*La fuga degli dei in Egitto (in certi periodi fugavano tutti là, pare) è stata inventata per spiegare il culto egiziano Dio/animale (no, non sto bestemmiando) e quindi Zeus/Ammone/ariete - Ermes/Toth/Ibis - Era/Iside/vacca - Artemide/Pasht/gatto e così via...

giovedì 13 settembre 2007

Senza titolo 1339


Metallimiti (Mito Bantù)



L'origine dell'uomo e...


Dopo che il Creatore aveva creato la volta celeste e i pianeti e infine il mondo terrestre con tanto di monti, laghi fiumi, qual è il fiume più lungo del mondo e la capitale delle isole Katonga e la montagna col picco più innevato in agosto... non sapendo più cosa inventare per far interrogare i bambini negli anni a venire decise di inventare i genitori dei bambini.
Sì, decise di creare l'uomo ma non sapeva come... La bacchetta magica era roba da femmine, il fango lo avevano già usato per descrivere altre creazioni e poi alitare in bocca a uno sconosciuto dopo aver mangiato pesante non gli sembrava educato...
Pensò di ingravidare la terra o il mare, ma poi quanti miti greci o romani o di altri paesi avrebbe tolto di circolazione? E poi era pigro e non gli veniva proprio di eccitarsi con quella palla di terra o quel mare tsunamico degli albori...
Ebbe quindi una folgorazione: andò, durante la passeggiata della mattina, nella Savana. A quell'ora dormivano tutti e la sabbia era immobile e il caldo non creava problemi di miraggi.
Cominciò dunque a scavare, scava che ti scava fa un buco profondo una metrata e settanta circa e un altro di una 15na di cm meno profondo.
Dice tre o 4 paroline in Diese e dai buchi escono fuori un uomo dal primo e una donna dal secondo (cronologicamente è uscito fuori prima l'uomo ma io non ne sarei sicura).


Appena i due uscirono fuori dalla trivellazione divina on the sand, un po' sporchetti di sostanza nerastra e terra desertica, si diedero una ripulita a vicenda, il creatore gli diede anche lui una spolveratina con una grande foglia e subito i due cominciarono a far domande: di quelle insidiose ma alle quali uno come il creatore, avendo già programmato tutto, sapeva cosa rispondere.
"COSA DOBBIAMO FARE"? Dissero all'unisono i due terrestri, guardando dio con aria perplessa...
E lui, serafico: Lavorerete la terra e seminerete del miglio, poi vi costruirete una capanna e lì andrete a dormire.
"E COSA MANGEREMO"? - di nuovo all'unisono -
E il creatore, sempre serafico: Dopo aver raccolto il miglio, macinerete i suoi semi che vi daranno la farina e con quella otterrete il pane con cui sfamarvi, quello sarà il vostro cibo.
I due si guardarono e, sebbene perplessi presero i semi di miglio che il creatore porse loro e iniziarono a fare come detto da lui. Lavorarono la terra e cominciarono a seminarla.
Il sole batteva forte e i due faticavano e sudavano come due colabrodo. Ma che fatica stare piegati, ma un altro modo per mangiare non esite, ufff... E questo sole che picchia come fossimo a ferragosto... Che lavoro ingrato, e dire che siamo i primi ad essere stati creati e non godiamo di nessun privilegio e non ci sta nemmeno il FIOM, che vita di merda....
Nonostante il caldo e la fatica il campo di miglio fu infine seminato e siccome padre tempo era nato anche lui da brevissimo, i frutti crebbero in fretta e dopo i primi germogli , le spighe.
L'uomo e la donna, stanchi e affamatissimi come leoni, senza pensarci 1 minuto a voler accendere un fuoco e/o macinare il miglio per farne farina, si gettarono sulle spighe mature e ne mangiarono i frutti crudi e nudi.
Inoltre era sopraggiunta la tarda sera e i due non avevano ancora costruito una capanna, ove potersi coricare, la notte... come gli aveva detto lui.
Ripensando alle parole del creatore e alla capanna, si guardarono, parlottarono un po', e la conclusione fu questa:
Perché dovremmo costruirci una capanna se qui ci sono tantissimi alberi frondosi? Sun un ramo dormiremo molto bene sicuramente, senza doverci spezzare di nuovo le reni per costruire una capanna piccola e senza servizi che a quest'ora l'idraulico col cavolo che ti viene a casa e se viene, come minimo ti chiede 1500 lingue di frogboy, introvabili persino su divinEbay. Siamo matti? Mettiamoci a dormire su un bel rametto di baobab O magari, disse la donna all'uomo, io potrei anche distendermi sul tuo albero genealogico...
Si "sdraiarono infine su un ramo grande da tenerli entrambi e si addormentarono, esausti.
NOTTETEMPO IL CREATORE PASSO' A VEDERE COME I DUE SE L'ERANO CAVATA...
Qundo si accorse che parte del raccolto era stato "spigato" e i resti buttati qua e là per la savana ma soprattutto quando vide i due dormire come ghiri sull'albero andò su tutte le furie, come solo lui era in grado di fare.
Chiamò dunque a gran voce (imitando l'urlo di Weissmuller) una scimmia maschio e una scimmiessa. Impartì loro le stesse istruzioni date ai due umani in precedenza e se ne andò. Le due bestiole cominciarono a lavorare alacremente da subito. Il miglio fu seminato e la capanna costruita mentre lei irrigava il terreno (Le scimmiesse sono grandissime piscione, sappiatelo). Accesero il fuoco mentre le spighe maturavano, le raccolsero, ne macinarono i semi e le misero a cuocere (certo, ogni tanto qualche seme veniva mangiato dai due scimmiotti... come resistere?)
Infine i due animali ricavarono delle pagnotte di pane degne del fornoDivino. fragranti, profumate e invitantissime. Le due scimmie fecero un pasto, dividendosi un pane e poi, stanche andarono a dormire nella piccola capanna.
NOTTETEMPO IL CREATORE PASSO' A VEDERE COME I DUE SE L'ERANO CAVATA...
Chiamo' di nuovo, alla sua maniere le due scimmie che, mezze addormentate si affacciarono in desabillé sull'uscio della capannina (Famoso locale dove ancora oggi uomini e donne scimmiottano certi atteggiamenti primitivi). e sbadigliando udirono la voce di dio che, dopo aver staccato loro le code disse: SIATE UOMINI. Si dimenticò di staccargli anche i peli, ma il dolore dello strappo di coda era simile alla ceretta e per questo i due si ritirarono doloranti, nella capanna, con tutta la pelliccia addosso.
dopodiché il creatore si diresse verso l'albero e tuonò di nuovo, facendo cadere i due dal ramoletto: VOI DUE!.
Quelli al cospetto del signore sbadiglianti e impauriti si sentirono attaccare qualcosa dietro, in maniera violenta. Le code delle due scimmie.
DA ADESSO IN POI SARETE SCIMMIE! - E da quel giorno le scimmie, diventate uomini vissero nelle case mentre i due primi uomini diventarono scimmie e ancora oggi continuano a dormire sugli alberi.

The end.

Un saluto, mf


mercoledì 21 marzo 2007

Senza titolo 1212



Metallimiti (puntata LVI)
Zagreo










Inizio subito col dirvi che i genitori di questo nuovo personaggio mitico sono, indovinate chi? Ma il nostro caro, vecchio PorcoZeus in persona pirsonalmente, e la futura signora degli inferi (allora ancora terrestre), Persefone.
Già, il nostro Zeus prima che la pupa, per volere di suo fratello Ade nonché zio di lei (cheglifregavaaglideideglincesti?), venisse condotta nell'Ade e ivi fatta regina (e Fattalasi l'oscuro dio) giacque, o meglio fu presa in tutte le posizioni possibili e immaginabili dal signore olimpionico che ricevette per le sue prestazioni una medaglia d'oro al valor incivile e una per la resistenza.
Però, come al solito si dimenticava l'olimpicondom e... incintava tutte, la bella Persy compresa.
E da questa ennesima copula, con l'ennesima fanciulla di turno nacque l'ennesimo figlio il-legittimo Zagreo.
Bel bambino, forte, sano e robusto, tutto il papà... Dopo la nascita il piccolo fu affidato da Zeus ai Coribanti, i quali dovevano custodire la culla con il cullato in una grotta, la grotta Idea (che si illuminava come una lampadina, al calar del sole e andava a pensarci il filosofoaritmatematico Archimede).
I Coribanti quindi, così come avevano fatto con Zeus infante dovevano provvedere al babysitteraggio del piccolo Zag. Come? Come meglio sapevano fare, ovvero danzando e ballando intorno alla culla, e battendo le armi l'una con l'altra a mo' di piatti e "triangoli", per far divertire e/o addormentare il piccolo, a seconda del rumore o del ritmo impostati.
Quando aveva le colichette, come ogni piccolo umano gli massaggiavano il pancino e lo cullavano in braccio, sempre a ritmo di foxtrotkoi.
Ma... come sempre c'è un ma, grosso come un Masso... e questi Ma, in questo caso si chiamano TITANI. I Titani odiavano a morte Zeus, sin dalla sconfitta che avevano subito grazie a lui anni prima, e cercavano sempre di fargliela pagare, vendicandosi sui figli o sulle cose e/o persone che erano care a Zeus. Saputo dell'ultimo nato colsero l'occasione al volo e...
Una notte buia, appena i canti e balli si fermarono e Morfeo abbracciò Babysitters e baby Zag, i Titani si cosparsero i corpicioni titanici di pasta di gesso biancastra per rendersi irriconoscibili... Entrarono zitti zitti, quatti quatti nella ZAGcaverna, e una volta infiltratisi svegliarono il piccolo figlio di Zeus con smorfie e giochi e lo indussero a seguirli offrendogli dei giochi.
Un cono (senza panna nè cioccolato per via delle colichette di cui sopra), un rombo (con quattro angoli per non confonderlo col triangolo dei Coribanti), delle mele d'oro, ( senza manici di scopa) uno specchio, (si sa, bisogna imparare da piccoli a ri-conoscersi, no?) un astragalo (che aveva poteri divinatori) e un batuffolo di lana.
Il piccoletto lì per lì li segui trotterellando, con su ancora il pannolone imbevuto di pipì.
Una volta fuori e sotto la luna piena, i Titani minacciosi fecero per assalirlo. Zagreo che non dimentichiamolo era pur sempre sangue del sangue del dio maximolimpico cominciò a dar bella mostra di se' e dei suoi poteri trasferitigli dal padre attraverso il suo seme.








E così mentre quegli omaccioni tentavano di acciuffarlo per fargli fare una fine orribile lui di volta in volta diede luogo ad una serie di metamorfosi che a M. Merlino e M. Magò in "La spada nella roccia" gli faceva 4 pippe...
Ora si fa Zeus avvolto da una pelle caprina, ora il possente dio Crono che manda una pioggia battente, ora leone, ora cavallo, ora tigre , indi toro.
e fu qui che cascò l'asino: Non appena i Titani videro il toro strizzandosi l'occhiolino l'un verso l'altro diedero vita ad un proverbio che a tutt'oggi viene usato sovente e lo presero per le corna così saldamente tanto da impedirgli qualsiasi movimento e trasformazione e come cavallette inferocite gli affossarono i dentitanici nelle carni ancora fanciulline e in 4+4 48 se lo divorarono quasi tutto...
Intervenne tempestiva la Dea Atena (si fa per dire, era morto ma un braccino, un femore, un cuoricino e qualche ossicino erano rimasti) e impedì ai carnefici di divorarlo del tutto tanto e, riuscita a prendere il piccolo cuore che ancora , seppur debolmente sistolava e diastolizzava, studiò il modo affinché non tutto andasse perso.
Laa dea lo prese delicatamente fra le mani, lo rinchiuse in una figura di gesso e soffiatogli dentro un soffio vitale fece in modo che Zagreo diventasse immortale.
Poi fu raccolto il poco che ne rimaneva e sepolto a Delfi.
Quando Zeus venne a sapere cosa era successo, senza pensarci tre volte affilò qualche saetta e presa la mira uno ad uno, uccise gli assassini del suo Zagreo.

The end.

brevi note (a chi interessano):

Il mito di Zagreo fa riferimento ad un rito sacrificale di un fanciullo, che veniva compiuto a Creta ogni anno.
Un sostituto di Minosse (re-toro) diventava re per un solo giorno e doveva partecipare ad una danza che simboleggiava le stagioni. dopodiché veniva ucciso e divorato crudo.
Più tardi il fanciullo venne sostituito con un vitello.
I giocattoli che i Titani offrirono a Zagreo erano oggetti usati dai filosofi orfici:
- il rombo non era altro che un sasso con un foro che, legato con una corda e fatto roteare come un lazo produceva un suono simile all'innalzarsi del vento;
- il batuffolo di lana probabilmente veniva usato dai Coribanti per imbrattarsi con il gesso, durante le danze.
Gli altri doni erano utili a spiegare la natura della cerimonia attraverso la quale i partecipanti si identificavano con il dio o la dea...
Il cono era l'emblema della "Grande Dea" e madre Terra alla quale i Titani sacrificarono Zagreo.
Lo specchio stava a significare l'alter ego o l'ombra dell'iniziato; i pomi d'oro il lasciapassare dello stesso verso i Campi Elisi dopo la finta morte e l'astragalo, come ho già scritto prima, per le sue proprietà divinatorie.