scarpe diem

© S. Manfredi, scarpa o "marina", 2008
" target="_blank">Scarpa o marina XLSolo una cosa, un piccolo aneddoto, visto che ultimamente parlo (scrivo) poco che non mi va.
Son due settimane che, andando a Tarquinia, arrivata quasi all'incrocio fra la cittadina e la strada per Montalto, in strada incrocio una scarpa. Una scarpa da uomo, nera, allacciata, una classica insomma...
La prima volta era al centro della strada. Me la sono trovata davanti dopo una curva e prima di mettere a fuoco mi sembrava un riccio quindi, per evitare di spiaccicarlo, mi sono fatta più a destra ma avvicinandomi: "Oh, è una scarpa che attraversa la strada da sola, chissà se babbo scarpone le ha dato tutte le raccomandazioni necessarie per affrontare da sola il mondo crudele"?
E la giornata scorre, e la settimana pure.
Due giorni fa, stessa cosa. Ma la scarpa era giunta dall'altra parte della strada, un po' più sporca, i lacci sciolti che solleticavano l'erba del ciglio... ma non era capolvolta. L'idea che dava era quella di voler continuare il cammino, da sola, attraversando il campo che arriva al fiume Marta.
Entrambe le volte l'ho vista "troppo tardi" per inchiodare (quella curva non è curvissima, a 120 si pennella bene) e fotografarla per testimoniare quanto dico, che lo so che non mi credete mica sempre e fate bene.
Domenica, in spiaggia, passeggiata ottobrina. Tornando verso il parcheggio vedo la scarpa. Non era la stessa, ovviamente, avrebbe dovuto camminare per almeno 20 km da dove si trovava e poi era una scarpa da ginnastica ora.
"La sorella! Ecco, mi pareva strano che babbo scarpone l'altra l'avesse fatta uscire da sola." Come un Vietcong impaurito che ha annusato la presenza del nemico mi butto sulla sabbia, la macchinetta in mano, la sabbia è tiepida, si poteva anche prendere il sole oggi. I gomiti a terra, le punte dei piedi che scavano la rena, guardo l'orizzonte e lo misuro: troppo lontano, lo avvicino. Ho in mente una foto di Herbert List (foto che ho già postato qui: sono monotona, io). Non voglio emularla, la tengo solo in mente, son quelle foto che ti si saldano fra pupilla e sensori ricettivi. Voglio che la mia scarpa ascolti, si faccia parte umana e stia immobile. Puyo mi guarda e ride, vorrebbe sdraiarsi anche lei ma mia madre glielo impedisce, è umido, ti prenderai il raffreddore.
Scatto 3-4 volte, forse 5. Il modello mi ha ascoltato e l'orizzonte non si è mosso. Nemmeno il ciuffetto di alghe secche, una formica ha attraversato volando il set ma è stata veloce, più veloce del clic.
Mi rialzo con un balzo che non mi compete se non perché fatto senza pensarci e una volta in piedi faccio per pulire via la sabbia dalla felpa... CAZZ!!! son tutta appiccicosa, anche la mano sinistra lo è... sulla sabbia doveva esserci qualche sostanza grassa, non puzza ma tanto puzzasse non lo saprei...
Per fortuna mia mdre, mamma poppins, ha nella borsa le salviettine imbevute e ne prende un paio e comincia a pulirmi come si fa con una figlia che facendo merenda si è imbratatta di nutella o marmellata. Mamma santa, pare lo sapessi che uscire con tua figlia comportasse questo!
Puyo se la ride alla grande, le sembra strano che la vecchia zia sia così simile a lei? Guarda che queste cose succedono sempre, anche ai grandi se si buttano sulla sabbia senza guardare prima che il nemico yankee ha gettato del veleno!
Una volta ripulita la felpa, smettiamo di ridere tutte e tre, mia madre compresa e sono contenta di questo perché ride sempre poco e le fa bene. Ora dove si va? dice Puyo. A casa, io devo tornare a Viterbo.
Le riaccompagno e, sulla via del ritorno, la scarpa nera è ancora dove stava la mattina.
La domenica si dorme.
MF